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Pistole, pestaggi e Vannacci imperatore. Il discorso sempre più violento della destra

21 luglio 2026|Luigi Ambrosio
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Il video del Vannacci imperatore, accanto a sé Meloni e La Russa, che fa uccidere i leader dell’opposizione al Colosseo è solo l’ultimo di una serie di video prodotti con l’intelligenza artificiale dove il leader di Futuro Nazionale appare nelle vesti di condottiero romano alla guida del popolo brandendo il fascio littorio.

La tecnica ricorda quella di Trump con le sue clip in cui bombarda gli oppositori col letame, oppure beve una bibita insieme a Netanyahu a Gaza, sulla spiaggia trasformata in un resort per ricchi. L’obiettivo è irridere il nemico politico, umiliarlo, minacciarlo con una violenza mediatica che produce l’effetto di spostare sempre un po’ più in là del limite del dicibile e dell’accettabile. E come negli Stati Uniti di Trump, la slopaganda si accompagna alla violenza nel mondo reale.

Il militante di Futuro Nazionale che ha picchiato un cittadino straniero a San Benedetto del Tronto è ormai una star dell’estrema destra. La campagna orchestrata per ottenere la grazia del gioielliere condannato per avere ucciso due rapinatori dopo averli inseguiti in strada, che vede protagonisti tutti i leader della destra a partire da Meloni, delegittima l’indipendenza della magistratura, le leggi, il ruolo del Capo dello Stato, in una parola la Costituzione.

Dagli Stati Uniti Elon Musk ha chiesto la condanna dei Pm e dei giudici del processo al gioielliere e in Italia la Lega ha annunciato una proposta di legge di riforma della legittima difesa che consentirebbe di reagire con ogni mezzo, senza più l’obbligo della proporzionalità e anche in assenza di un pericolo immediato. Il gioco ancora una volta è quello dello slittamento progressivo della percezione di cosa si possa accettare e fare e cosa non si possa accettare e fare.

I rischi di un anno di campagna elettorale giocata così sono enormi. La destra può contare sui preponderanti mezzi a disposizione, sulla capacità di maneggiare i linguaggi digitali, su un clima sociale esacerbato dalla propaganda. E può contare anche sui silenzi e i ritardi delle opposizioni che fino a oggi hanno subito l’offensiva aggressiva senza riuscire a trovare risposte adeguate.

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