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Pierluigi Bersani: “Poche palle, il governo ha fatto bene”

Pierluigi Bersani

Poche palle, il governo ha fatto bene” dice a Radio Popolare Pierluigi Bersani. Il governo deve continuare, dice Bersani, non ci sono alternative. “Errori ne sono stati fatti, ma la pandemia non poteva trasformare una Panda in una Ferrari” afferma, pensando ai ritardi della macchina burocratica nell’erogare i sussidi. E per il futuro, Bersani non vede un partito di Conte, ma ipotizza per il Premier un ruolo di guida della coalizione di centrosinistra.

Sugli Stati Generali organizzati dal governo, tutti gli strumenti che possono servire a dare indicazioni e linee guida sono utili, è il Bersani pensiero, “ma poi è la politica che deve prendere le decisioni e indicare la strada“.

L’intervista di Luigi Ambrosio e Davide Facchini a Tempi Diversi.

A suo giudizio come si comportato il governo rispetto alla pandemia?

Poche palle, il governo rispetto alla pandemia si è comportato bene. Punto e basta. Davanti ad una cosa sconosciuta l’unico parametro può essere confrontare quello che hai fatto tu con quello che hanno fatto gli altri. In giro per il Mondo chi ha sottovalutato questa vicenda e pensava a teorie semi-negazioniste e immunità di gregge è ancora nei guai.
In una vicenda del tutto nuova ci possono essere stati dei limiti e degli errori, perché è chiaro che chi fa sbaglia, solo chi chiacchiera non sbaglia mai. Non c’è un libro in cui c’è scritto cos’è una zona rossa, una zona arancione o una zona blu. Credo che sia giusto guardare ciò che è stato fatto, perchè potrebbero esserci stati anche dei comportamenti colpevoli. Quando hai coscienza di una cosa e non la fai per motivi che non hanno niente a che fare con l’oggetto della questione, ci si guarda. Se stiamo al giudizio, noi abbiamo dimostrato di saper domare questa pandemia più di altri.

Dal punto di vista della risposta economica come giudica l’operato del governo?

Qui il tema è più controverso perché ci troviamo di fronte ad una crisi sconosciuta, la più grande dal dopoguerra ad oggi. C’è stata una fase di sostegno, diciamo così, fatta con tanti soldi, ma non tantissimi. I critici dicevano di operare a fondo perduto come ha fatto la Germania. La Germania però ha i soldi, c’è questo piccolo particolare. Dare i soldi in garanzia invece che a fondo perduto significa spendere dieci volte meno. Teniamo conto della situazione. L’INPS non ha funzionato? Già non era una macchina guerra prima, figurarsi quando deve fare in un mese ciò che di solito fa in un anno e mezzo. Disfunzioni, limiti e insufficiente rispetto al bisogno sicuramente ci sono stati, ma certe critiche sono ingenerose, soprattutto quelle che vengono dal ditino alzato di chi parla di interventi a pioggia. Se c’è sete dappertutto devi fare acqua dappertutto.

Però qualcosa bisogna dire agli italiani e alle italiane che aspettano i sussidi o la cassa integrazione che non arrivano…

È verissimo, è un problema verissimo, ma spero che la macchina via via si sia oliata e che le cose prendano il ritmo giusto. Credo che sia necessario garantire assolutamente le casse integrazioni fino alla fine dell’anno, perché è inutile girarci attorno: avremo bisogno di questi strumenti. Certamente c’è stato qualche errore, ad esempio quando estendi di punto in bianco la cassa integrazione in deroga a milioni di persone potevi porti subito il problema di correggere una procedura barocca. Però quando sento la critica che il governo si è inventato una procedura barocca, non va bene: se ha fatto un errore è perché si è tenuto quelle procedure che erano lì da anni e anni. Anche con le banche qualche elemento più direttivo e prescrittivo nella norma non avrebbe guastato.
Certamente c’è una insoddisfazione per molte cose che non sono andate, ma non è che l’epidemia cambi una Panda in una Ferrari. Noi abbiamo uno Stato che non funziona al meglio e questa vicenda ha estremizzato questo problema. Ora bisogna pensare a come riaccendere l’economia. Questo è il punto.

Lei lo vede bene un partito di Conte?

No, io non lo vedo bene. Penso che Conte abbia dato un contributo serio alla credibilità di questo assetto politico e adesso lui è quello che deve dare una mano a dare un orizzonte a questa alleanza. Credo che avrebbe un ruolo minore se pensasse, cosa che non credo, ad un’ipotesi di questo genere. Vorrei far notare una piccola cosa: cosa sta succedendo a destra? Berlusconi si allontana da una destra Lega-Fratelli d’Italia che per far vedere chi grida più forte stanno prendendo posizioni che sono invotabili per Berlusconi. In questo momento la destra non ha un Conte. Il centrosinistra, se consideriamo centrosinistra questa alleanza di governo, ha una personalità che nell’attuale situazione politica è la persona che lavorare per dare un orizzonte a questa alleanza. Per me è più prezioso così.

Candidato premier?

Perché no? Intanto deve passare bene l’autunno, ma perché no? Se uno arriva bene alla fine della legislatura e con un giudizio positivo degli italiani, ne consegue che hai davanti una persona che può benissimo interpretare l’alleanza. Se, invece, strada facendo dimostrasse di non essere in grado, si rifletterà diversamente. Chi lo sottovaluta secondo me fa un errore.

Foto dalla pagina Facebook di Pierluigi Bersani

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    Colonialismo e imperialismo. Due concetti che ritornano e forse non se ne sono mai andati. Il dibattito pubblico li usa come sinonimi di alcune eclatanti azioni dell’autoritarismo trumpiano: l’attacco al Venezuela con il rapimento di Maduro, le minacce a mezzo mondo, da Cuba alla Colombia, dalla Groenlandia a Panama. Le ferite del passato, il colonialismo di due e più secoli fa, e il colonialismo di oggi, per alcuni niente di più che protettorati. Pubblica ha ospitato Maria Rosaria Stabili, professoressa emerita di «Storia dell'America Latina» all'università di Roma Tre. Si è occupata nelle sue ricerche di temi come colonialismo, processi di occidentalizzazione, esilio. L’altro ospite è stato Marco Aime, antropologo, africanista e scrittore, già docente di antropologia culturale all'Università di Genova.

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