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Pete Hegseth, il nuovo ministro della difesa USA

Pete Hegseth
Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, ci è voluto il voto del vicepresidente per confermare in Senato il nuovo ministro della difesa. Sarà Pete Hegseth, veterano di guerra ed ex conduttore televisivo dell’emittente di Destra Fox News, il nuovo leader del Pentagono. Il Congresso l’ha confermato proprio ieri notte ma al termine di una maratona, un voto serratissimo conclusosi in Senato con 50 a favore e 50 contrari, inclusi tre repubblicani, incluso l’ex leader ultra-conservatore Mitch McConnell.
In genere il voto del ministro alla difesa è uno dei più bipartisan che ci possano essere e passa l’esame del Senato senza troppe problematiche. Ma la storia di Hegseth è stata toccata da una lunghissima serie di scandali emersi in queste settimane. Non solo l’accusa di violenza sessuale presentata da una donna nel 2017 e poi ritirata dopo un accordo finanziario, ma anche un rapporto di alcuni ex veterani che lo accusavano di abusi sessuali, comportamenti razzisti e cattiva gestione finanziaria di due gruppi no-profit di veterani che dirigeva e abuso d’alcool.
Alla fine, peril rotto della cuffia, Hegset ce l’ha fatta. Ma il voto contrario di McConnell, seppur non utile per fermarne la nomina questa volta, Lancia un messaggio per i futuri equilibri del Senato, specialmente sui temi della difesa. “Chi  guida il Pentagono deve affrontare test quotidiani con conseguenze sconvolgenti per la sicurezza del popolo americano e i nostri interessi globali” ha scritto McConnel “Hegeth non ha dimostrato di poterli superare”
di Davide Mamone
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    Redazione
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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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