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Per tagliare le accise il Governo taglia su sanità, istruzione e trasporti

19 marzo 2026|Massimo Alberti
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Meloni e Giorgetti

E’ già scattato da oggi, almeno in teoria, il taglio di 20 centesimi delle accise sui carburanti. Per finanziarlo, il Governo ha scelto un taglio lineare ai ministeri. Da sindacati e consumatori dubbi sull’effettiva efficacia del provvedimento, che durerà 20 giorni. Il taglio è 20 centesimi al litro, poco più di 24 considerata l’Iva. Anziché finanziarlo con le previsioni di maggiori entrate, o magari un contributo straordinario ai redditi più elevati, il Governo ha scelto i tagli: 86 milioni alla sanità, 96 ai trasporti, 50 tra scuola e università e così via, che pagheranno i cittadini con meno servizi pubblici e welfare. I consumatori calcolano che dovrebbe valere circa 12 euro sul pieno medio. Sostanzialmente già riassorbito dagli aumenti, e che potrebbe essere ulteriormente vanificato dai prossimi. L’effetto reale sarà forse una salita più lenta dei prezzi. Altro problema, 20 giorni di durata. Per spendere un miliardo al mese e tagliare le accise nel 2022 Draghi aveva fondi europei e la sospensione del patto di stabilità, che oggi non c’è. E non fu comunque efficace: già allora i due terzi dei fondi andarono alla metà di popolazione più ricca. Tra tre settimane cosa accadrà? Ci saranno altri tagli? La scelta di un taglio orizzontale e regressivo ha escluso poi provvedimenti mirati per i redditi bassi, presenti nella prima bozza. L’autotrasporto almeno potrà beneficiare del credito di imposta, che si spera rallenti i prezzi sulla filiera del prodotto finale. Il risultato è una mossa elettorale che le opposizioni non possono nemmeno criticare perché l’avevano chiesto loro. Nulla invece per le bollette, ma non sarebbe escluso un altro intervento ad urne aperte nel fine settimana. Brindano le aziende energetiche: Eni ha già annunciato che gli extraprofitti per l’aumento della materia prima non si trasformeranno in sconti agli utenti, ma un dividendo straordinario per gli azionisti.

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