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“Per restituire i cadaveri alle famiglie le autorità vogliono soldi” racconta un giovane iraniano a Radio Popolare

Iran

Mentre Donald Trump sta valutando se attaccare nuovamente l’Iran, all’interno del Paese le proteste contro il regime sembrano essersi fermate. La gente ha paura. Il numero delle vittime potrebbe essere molto più alto di quello comunicato finora da Teheran, alcune migliaia di morti. E ci sono stati anche moltissimi arresti. La copertura internet non è ancora stata completamente ristabilita. Noi abbiamo raggiunto un cittadino iraniano che ha lasciato il Paese da circa una decina di giorni ed è in costante contatto con famiglia e amici. Questo è quello che ci ha raccontato.

Ascolta o leggi l’intervista.

 

Ci dici innanzitutto quali siano le ultime notizie che hai ricevuto dell’Iran, dai tuoi contatti, soprattutto sulle proteste? Ci sono ancora proteste? Cosa hai capito?

Mi hanno detto che nel sud dell’Iran, dove vivono i miei genitori, non ci sono più proteste. Al momento tutto calmo. Ma sulla faccia delle persone si legge chiaramente quanto siano turbate dalla situazione. A quanto pare ci sono alcune proteste nel nord e nei dintorni della capitale. Nella città della mia famiglia, nel sud, l’atmosfera è ancora un po’ quella di un posto sotto controllo militare. Ma in base a quello che mi hanno raccontato i miei credo che la gente stia ancora cercando un’opportunità per continuare a protestare, perché molte famiglie hanno i figli in prigione e il governo ha catturato, arrestato e ucciso molti iraniani. Le famiglie sono in lutto per la perdita dei loro figli.

Quindi i motivi principali per cui non si protesta più sono la paura e il fatto che le famiglie stiano aspettando di riavere i figli arrestati, giusto?

Sì, arrestati o anche uccisi. Per quanto riguarda gli iraniani uccisi le famiglie non possono riavere i loro corpi. Devono pagare un sacco di soldi oppure trovarli da soli…perché il governo ha messo tutti i cadaveri in un unico posto. Sono tutti ammucchiati e le famiglie devono cercarli. Devono pagare perché il governo sostiene di aver pagato per i proiettili che li hanno uccisi…e le famiglie devono  quindi ri-pagare per i proiettili. Il governo sostiene che le vittime fossero terroristi. Ma se sono terroristi, perché chiedono i soldi per i proiettili alle famiglie? È un paradosso. E poi le autorità dicono: se non volete pagare seppelliremo i vostri figli come Basij, che sono quelli che uccidono la gente per strada, le milizia governative.

Conosci direttamente più persone che sono state uccise durante la protesta?

Sì, sì, direttamente. Conosco persone che sono state uccise per strada.

Chi erano le persone sono scese in piazza?

Posso raccontarvi la mia esperienza personale. Per esempio, la prima sera stavo guidando un’auto…stavo attraversavo la città…e ho visto gente arrivare…non c’erano poliziotti perché non si aspettavano che l’appello dello Scià potesse radunare così tante persone. Così ho parcheggiato e mi sono unito alla folla. Persone di ogni tipo. Famiglie con i loro bambini, anche bambini di tre anni. Persone anziane e giovani…anche molto giovani. Per esempio, ho visto un gruppo di nonni e di nonne e poi diverse persone della mia età. Ho visto anche iraniani di mezza età con i loro figli. Era un po’ come se la gente andasse insieme al parco. Immaginate molte persone di tutte le età per strada…e tutti protestavano e gridavano. Dicevano, per esempio, “Il re tornerà”, “Lunga vita al re” e cose del genere. Per me è stato scioccante vedere gente di tutte le età. Perché quando ero in Iran durante le proteste per Mahsa Amini  – 2022 e 2023 – c’erano soprattutto giovani e donne. Questa volta invece c’erano persone di ogni tipo, di qualsiasi età e professione…gente del bazar, dipendenti pubblici…tutti molto diversi tra loro.

E ora cosa sappiamo della presenza delle forze di sicurezza?

Bella domanda. Lasciate che vi racconti ancora la mia esperienza quando ho lasciato l’Iran. Le persone che erano in strada per garantire la sicurezza non erano agenti di polizia. Ricordo di non aver visto alcun poliziotto negli ultimi due giorni. Alcuni erano sicuramente delle forze di sicurezza speciali. Erano vestiti come Qassem Soleimani – l’ex-comandante dei Guardiani della Rivoluzione all’estero  – quando andava per esempio in Siria, quindi nessuna divisa ufficiale…e avevano anche il volto coperto. Non erano vestiti da poliziotti, ma nemmeno da pasdaran – i Guardiani della Rivoluzione – o da soldati dell’esercito. Non avevano nemmeno le solite armi. Alcuni avevano degli AK-47, altri armi diverse…non so.

I tuoi contatti ti hanno detto se nelle strade ci siano ancora questi militari, questi membri delle forze speciali?

Sì, sì. Da quello che mi ha detto mio padre sono proprio all’ingresso della città per controllare la gente. In città, invece, hanno messo dei blocchi di cemento intorno al centro di controllo della polizia. È una cosa che mi è sembrata molto strana: sono come i blocchi che vedi davanti agli edifici pubblici o delle forze di sicurezza quando guardi un film sulla Siria o dove c’è una guerra. Se una macchina vuole passare deve girare intorno a questi blocchi. Ma in Iran non ci sono attacchi terroristici. Li avevano già messi prima come se si aspettassero le proteste ma non sapessero quando. Penso anche che non si aspettassero che Pahlavi avesse così tanti sostenitori, perché, come ti ho detto, le persone a manifestare erano davvero moltissime…Io non pensavo proprio.

A proposito di Pahlavi, hai capito se succede lo stesso in tutto il Paese o se dipenda dalla zona?

No, no, è successo in tutto il Paese, non solo nel sud dell’Iran. Ho parlato con altre persone. Per esempio, un mio amico mi ha detto che a Teheran era lo stesso. E anche quando ero in volo, uscendo dal Paese, ho sentito persone provenienti da posti diversi dire la stessa cosa: che la prima notte le autorità non si aspettassero la folla, anche se avevano bloccato tutto…internet, telefono, sms. Si aspettavano poche persone.

Hai parlato della forte presenza delle forze di sicurezza. Le persone che conosci hanno paura di uscire, camminare per strada, andare al lavoro, fare la spesa?

Direi non al mattino e a mezzogiorno. Ma a quanto pare uscire dopo le cinque o le sei del pomeriggio fa un po’ di paura. Dopo quell’ora sono tutti molto attenti, perché le forze di sicurezza in strada sono spietate e possono facilmente arrestarti e molestarti…hanno tutto il controllo e tutto il potere.

Sei riuscito a capire più o meno quante persone siano state uccise nella tua città?

Credo che nella mia città abbiano iniziato a spararci con proiettili veri la seconda notte. È successo anche la prima notte, ma era molto tardi alla fine della manifestazione. La seconda notte un mio amico è stato colpito per strada. È successo esattamente un’ora e mezza o due ore dopo l’inizio della manifestazione, verso le 21 o le 20.30. In base a quello che ho visto: la seconda notte nella mia città – una piccola città – sono state colpite circa 20-25 persone. Il problema è che non potevamo portarle in ospedale. Dovevamo portarle a casa nostra, nei nostri cortili, e far venire qualche medico. E per fortuna chi lavora in ospedale è come noi. Facevano parte del popolo, non del governo… perché vedevano che il governo impediva ai medici di fare il loro lavoro, di curare le persone. Quindi, alcuni di loro sono venuti nelle nostre case per curare i feriti. Ma il mio amico è stato colpito al collo…e un altro alla testa. Loro non siamo riusciti a salvarli. Abbiamo solo potuto portarli nel nostro cortile e una volta lì abbiamo chiamato le famiglie. E abbiamo anche fatto delle pratiche burocratiche con l’aiuto dell’ospedale per far risultare che non fossero stati uccisi durante le proteste. Altrimenti le forze di sicurezza avrebbero sequestrato i cadaveri e non avrebbero permesso alle famiglie di prenderli e di seppellirli.

Pensi che adesso la gente tornerà in piazza?

Non credo. Non credo ora…forse in futuro. Lo dico per due ragioni. Al momento credo che la gente stia aspettando l’aiuto di Donald Trump. È la cosa che sento di più dall’Iran. Chiunque io senta all’interno del Paese mi dice che sta aspettando l’aiuto di Trump perché i Pasdaran e le altre milizie sono ancora sui tetti con i loro cecchini. Le persone arrestate sono molte. Mio padre mi ha detto di non capire dove possano tenerle. Quindi, al momento tutti aspettano Donald Trump. Ma credo che a un certo punto – tra uno o due mesi, a causa della riforma economica che ha eliminato i sussidi e ha triplicato o quadruplicato i prezzi – la gente scenderà nuovamente in piazza. La situazione economica è troppo grave da gestire. È pessima. Il prezzo della benzina è raddoppiato, quello del petrolio è triplicato e il prezzo dei medicinali aumenterà da un momento all’altro. Credo che dopo il Capodanno persiano, a marzo, tutto aumenterà ancora. È pazzesco, considerando il reddito delle persone. Quindi, la gente aspetta un aiuto dall’esterno, un aiuto dall’alto, in particolare dagli Stati Uniti, da Donald Trump, fondamentalmente per rovesciare il regime. Cercano aiuto perché non possono combattere contro un governo che ha le armi. Perché la gente non è armata e se fanno qualcosa vengono fucilati.

Tu pensi che alla fine Donald Trump interverrà direttamente? Qual è la tua idea da cittadino iraniano?

Penso di sì. Perché penso che se gli Stati Uniti volessero raggiungere un accordo con la Repubblica Islamica. Ma a mio parere per gli Stati Uniti non c’è alcun vantaggio nel negoziare con Teheran. Perché gli Stati Uniti sanno che anche dopo un eventuale accordo l’Iran non gli permetterà di investire nel Paese. E anche se glielo permettessero gli americani, credo io, sanno che la Repubblica Islamica possa facilmente sequestrare tutti i beni investiti. Credo che in Medio Oriente non ci siano popoli che amino gli Stati Uniti più del popolo iraniano. Io credo che l’Iran sarebbe un ottimo alleato per gli Stati Uniti. Ecco perché stanno spostando così tante forze militari in Medio Oriente, per facilitare la rivoluzione.

Cosa hai capito di quanto successo in altre città, non nella tua?

Un mio amico mi ha raccontato di Mashàd e di come i primi due giorni di proteste siano sono stati davvero brutali, come in una guerra. Mi ha detto che gli agenti sparavano ai manifestanti alla testa o al collo. Dopo poche ore non potevano già più tollerare alcun tipo di mobilitazione. La madre di un’altra mia amica che lavora in un ospedale in una città del sud mi ha detto che nelle prime due notti sono arrivate in ospedale le milizie e hanno prelevato 25 o 26 persone ferite, che loro stavano curando. Mentre altre milizie hanno poi trasportato fuori dall’ospedale anche i morti. È stato come un massacro in ospedale.

Ma, quindi, hanno ucciso le persone in ospedale?

Sì, hanno rotto o bloccato la strumentazione usata per le cure. Hanno bloccato ogni tipo di cura. Alcune persone dovevano entrare in sala operatoria. Hanno persino bloccato gli interventi chirurgici. E hanno anche attaccato medici e infermieri che impedivano loro di portare via i pazienti.

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