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Per l’ONU la tratta degli schiavi è “il più grave crimine contro l’umanità”. Ma L’Europa si astiene

26 marzo 2026|Chawki Senouci
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Onu Schiavitù

Il 25 marzo l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato, su iniziativa del Ghana, la tratta degli schiavi africani “il più grave crimine contro l’umanità”. Una decisione storica raggiunta nonostante l’astensione di tutti i paesi europei.

Con questa risoluzione l’Africa vince su tutta la linea. Perché pone al centro del dibattito temi che le nuove generazioni in occidente hanno iniziato ad affrontare. Durante le proteste del Black Lives Matter, il 7 giugno 2020 a Bristol, migliaia di manifestanti avevano abbattuto la statua del mercante di schiavi Edward Colston gettandola nel porto in un gesto contro il razzismo e l’eredità coloniale. Fu l’inizio di un processo che sta mettendo in discussione la Storia raccontate nelle scuole di molti paesi europei.

Negli ultimi due anni milioni di giovani sono scesi in piazza per protestare contro il silenzio dei loro governi di fronte al genocidio di Gaza e alla colonizzazione della Palestina. Il voto di ieri è una sintesi di tutto ciò. Conferma la spaccatura culturale e politica tra occidente e sud globale. Conferma l’isolamento internazionale di Stati uniti e Israele unici paesi – insieme all’Argentina – a votare contro.

Ancora più preoccupante l’atteggiamento dell’Europa. Riconosce la gravità della schiavitù e le sue conseguenze ma ha preferito astenersi per evitare un impegno esplicito sui risarcimenti. Con questo gesto cerca implicitamente di occultare la natura stessa della colonialismo, braccio armato del capitalismo: rubare, saccheggiare, reprimere le rivolte; incatenare e deportare milioni di esseri umani nel Nuovo Mondo per lavorare nei campi di cotone e nelle piantagioni. Privarli della loro umanità e persino del loro nome. Ieri All’ONU Esther Phillips, la prima poetessa laureata delle Barbados, ha letto un estratto di una delle sue opere che narra di una giovane ragazza che vaga tra le rovine di un’antica piantagione di canna da zucchero. Ai delegati ha detto che “gli spiriti delle vittime della schiavitù sono presenti in questa stanza in questo preciso istante e attendono una sola parola: giustizi. Per loro, come per il mondo intero, non può esserci pace senza giustizia – giustizia riparativa”.

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