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Paralimpiadi al via con pochi atleti e un mondo diviso

07 marzo 2026|Luca Parena
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Paralimpiadi al via con pochi atleti e un mondo diviso

Uno spettacolo con tanti momenti suggestivi non può nascondere le divisioni che hanno segnato la cerimonia inaugurale dei Giochi Paralimpici. Su 55 delegazioni solo 29 Paesi hanno sfilato con atleti e atlete all’interno dell’arena di Verona. Russia e Bielorussia sono tornate a farlo con le loro bandiere, come non accadeva dal 2014.

Il pubblico ha riservato qualche timido fischio, sostituito da un applauso all’ingresso della bandiera dell’Ucraina. Solo la bandiera, perché la delegazione di Kyiv non ha partecipato alla cerimonia. Almeno altri sette Paesi hanno fatto lo stesso, proprio per protestare contro la decisione del Comitato paralimpico internazionale di riammettere Russia e Bielorussia.

Ai Giochi gareggia un Paese in meno. L’unico atleta iraniano annunciato, Aboulfazl Khatibi, sciatore di fondo, non è riuscito a raggiungere l’Italia. È il fallimento definitivo dell’ideale di “tregua olimpica”. Dopo non essere mai riuscito a fermare le guerre anche solo per poco più di un mese, lo sport olimpico non ha saputo nemmeno raggiungere il suo obiettivo minimo: permettere a tutti gli atleti di poter partecipare.

Nei discorsi istituzionali, il presidente di Fondazione Milano Cortina, Giovanni Malagò, si è soffermato pochi secondi sul “messaggio di pace, inclusione e solidarietà” delle Paralimpiadi, “più importante che mai, in uno dei momenti più drammatici della nostra epoca” ha detto. “Change starts with sport” è una delle frasi che il Comitato paralimpico internazionale ha scelto per questa cerimonia: “il cambiamento inizia con lo sport”. Sarebbe bello poter continuare a crederlo.

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