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Palmira, l’Unesco non può ricostruire

Potrebbero essere giorni importanti per il futuro della Siria.

Ad Astana, in Kazakistan, proseguono i colloqui sponsorizzati da Russia, Turchia e Iran tra regime e ribelli. Non sono attesi annunci particolari. Le parti si erano già incontrate ad Astana, anche se indirettamente, lo scorso gennaio. L’obiettivo è quello di consolidare il cessate il fuoco in vigore da fine dicembre ma in realtà violato quotidianamente su più fronti. Gli scontri più violenti tra esercito e ribelli sono nella provincia di Daraa, nel Sud. Continua anche la campagna militare di ribelli ed esercito turco da una parte e truppe siriane dall’altra intorno alla città di al-Bab, l’ultima roccaforte dell’Isis nel Nord-ovest del Paese.

L’esercito siriano sta anche avanzando nuovamente verso Palmira, ancora sotto il controllo dello Stato Islamico. Palmira, patrimonio dell’umanità per l’Unesco, ospita alcuni dei resti antichi più preziosi al mondo. “Da quando la città è stata ripresa dall’Isis non sappiamo com’è la situazione”, ci ha spiegato Nada al Hassan, responsabile del progetto Palmira dell’Unesco. “L’unica cosa che sappiamo viene dalle immagini satellitari che mostrano distruzioni sul palcoscenico del teatro e del tetrapilo, che era già stato  restaurato in passato. Erano i due monumenti rimasti in piedi dopo la prima ondata di distruzione”.

L’Unesco aveva coordinato dei primi interventi di ricostruzione lo scorso anno, quando Palmira era stata riconquistata dall’esercito siriano, ma ora sono bloccati. “Non possiamo fare progetti senza avere accesso alla città”.

Ascolta qui l’intervista integrale di Bianca Senatore a Nada al Hassan

Nada al Hassan Palmyra

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