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Palestina. Una mappa a memoria delle crudeltà israeliane: l’archivio interattivo di Genocide Live

26 maggio 2026|Riccardo Stoppa
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Mappa di Genocide Live

Il più recente è il video di un drone che abbatte un minareto a nord di Khan Younis. Ma si possono vedere anche gli attacchi al fosforo bianco in Libano, l’uso del gas lacrimogeno nelle scuole e interi villaggi rasi al suolo. Su Genocide Live è tutto documentato con tanto di immagini, fonti e coordinate geografiche. Il risultato è una mappa interattiva che racconta, come suggerisce il nome, “il genocidio in diretta”. L’archivio si può persino navigare per categorie: rapimenti, agguati, esecuzioni… Quasi tre anni di episodi, da ottobre 2023 a maggio 2026.
Il materiale proviene in gran parte da fonti accessibili pubblicamente, come Al Jazeera o altri organi di stampa locali. Il resto viene da post di utenti palestinesi e israeliani, da ricercatori, da giornalisti freelance. Una mappa in espansione così rapida che i server del sito non bastano più. Da Gaza si è allargata alla Cisgiordania, al Libano e al Qatar, fino alla scuola di Minab dove sono state uccise 155 ragazze iraniane. Dalle immagini satellitari ai video dei telefonini, le prove sono visibili a chiunque.
Non è noto chi siano gli sviluppatori. Il sito è collegato alla pagina X “Zionism Observer”, l’osservatorio del sionismo. La missione dichiarata è quella di “raccogliere quante più testimonianze possibili, nella speranza che prima o poi la giustizia faccia il suo corso”. Intanto, oltre a un prezioso strumento di ricerca per gli osservatori esterni, per molti palestinesi l’archivio è diventato qualcosa di più. C’è chi sui social scrive che è grazie al sito se ha aggiornamenti sulle zone di Gaza dove non gli è più permesso entrare, chi lo visita sperando che sul suo vecchio quartiere non sia apparsa l’icona di un nuovo bombardamento e chi, invece, non trova altro che distruzione.
Sempre sui social, a fine aprile, è partita una raccolta fondi per permettere al sito di costruire un nuovo server di backup. “C’è troppo materiale in archivio”, scrive la pagina di riferimento, e quello di adesso non basta più anche se è già stato aggiornato l’anno scorso. Ora, ne serve uno ancora più capiente e in fretta, perché senza un’infrastruttura adeguata i dati rischiano di essere persi. Anche perché alla stessa pagina sono collegate anche altre mappe interattive e banche dati, come quella che tiene traccia dei giornalisti uccisi da Israele. Un ecosistema di archivi digitali di cui fa parte anche Genocide Live e che prende il nome di Databases for Palestine. Quando lo si visita, la prima cosa che si legge è il motto: “Senza memoria, non ci può essere giustizia”.

 

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