Approfondimenti

La frana di Ischia, il corteo di Roma contro la violenza sulle donne e le altre notizie della giornata

Il racconto della giornata di sabato 26 novembre 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Disastro ambientale a Ischia dove per una frana ci sono vittime e danni ingenti, a Roma sfila il corteo contro la violenza sulle donne, ancora più di centomila persone senza luce a Kiev, muore improvvisamente il ministro degli esteri bielorusso, nuovo aumento in vista per i biglietti dei mezzi pubblici milanesi, addio a Irene Cara star di Fame e Flashdance.

Un morto e almeno dieci dispersi per la frana sull’isola di Ischia

Una vittima accertata e 12 dispersi è il bilancio della frana che ha colpito Ischia nella località di Casamicciola, una tragedia che ha come causa immediata e forti piogge della scorsa notte ma che colpisce una zona ad alto rischio idrogeologico dove negli anni non è stato fatto nulla per prevenire tragedie come quella di oggi.

“C’è un morto, una decina i dispersi” è la dichiarazione del Prefetto di Napoli il quale ha convocato una riunione alla quale hanno partecipato diversi esponenti del governo, da Meloni in videoconferenza a Tajani e Sangiuliano in presenza a Napoli. Una passerella. Salvini invece da Milano aveva lanciato la notizia di otto morti, prima di essere smentito. Non si è parlato invece del dissesto idrogeologico della zona.

Noi abbiamo raggiunto il giornalista Pasquale Racalco che si trova a Ischia:

 

In piazza a Roma contro la violenza sulle donne

(di Anna Bredice)

Il rumore delle chiavi di casa e poi il grido muto, sono stati i momenti più significativi insieme alle tante voci di donne che hanno testimoniata dal corteo che ha attraversato oggi un pezzo di Roma, sotto un cielo grigio che poi si è aperto al sereno. Il suono dei mazzi di chiavi sventolati si è sentito in tutto il percorso, un modo per richiamare l’attenzione sulle violenze che molto spesso avvengono in casa oppure il suono, raccontavano oggi, di quando torniamo a casa da sole la sera per farci coraggio. Nella grande piazza a metà del percorso, a Santa Maria Maggiore, le decine di migliaia di persone si sono sedute a terra per un minuto per il grido muto, un minuto di silenzio dedicato a tutte le donne uccise, e poi il grido liberatorio di “Non una di meno”. Un grande corteo con tanti striscioni, cartelli, moltissimi giovani, quasi la maggioranza, studentesse, ventenni, e molti ragazzi che camminavano con loro. Le studentesse lamentano la mancanza di educazione all’affettività nelle scuole, è uno degli obiettivi mancati anche in questa manovra economica. In uno striscione in mezzo al corteo anche il nome di Giorgia Meloni, “noi ti faremo la guerra”, era scritto, sotto accuse le politiche e le idee di un governo di destra, con una visione patriarcale che rischia di togliere ciò che le donne hanno ottenuto. Tantissime attiviste di centri antiviolenza nel corteo, il loro racconto dice molto delle attività sul territorio svolte soprattutto da volontari, ma con mancanze grandi di soldi, finanziamenti e di coordinamento con altre strutture. Uno striscione infine con il nome delle 104 donne uccise quest’anno, “tante, troppe” ha detto la ragazza che lo portava con sé.

Guerra in Ucraina: ancora in tanti senza luce a Kiev

“La Commissione europea pagherà per spedire 40mila tonnellate di grano ucraino tramite due navi”. Lo ha annunciato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un video messaggio al summit “Grain from Ukraine” organizzato da Kiev.

Ma l’emergenza principale rimane quella energetica oggi con larghe fette di territorio al freddo e al buio. L’azienda ucraina per la distribuzione dell’elettricità Dtek ha scritto su Facebook un messaggio ai cittadini della capitale promettendo che pur essendo previsti altri blackout a Kiev, da oggi non dureranno più di 5 ore di seguito.

Sono almeno 130mila le persone senza luce a Kiev. E i black out si susseguono in tutto il Paese.

La morte misteriosa del ministro degli esteri bielorusso

E’ morto il ministro degli esteri della Bielorussia, Vladimir Makei e la sua morte diventa un caso.

L’agenzia di stato bielorussa ha parlato di morte improvvisa per il ministro che aveva 65 anni e non ha aggiunto altro. Mosca si dice scioccata per la sua morte.

Da Kiev le autorita ucraine sostengono che potrebbe essere stato avvelenato. Makei viene descritto da Kiev come uno dei pochi in bielorussia a non essere stato sotto l’influenza russa.

Nuovo aumento dei biglietti del metrò in vista a Milano

Il Comune di Milano ha intenzione di aumentare nuovamente il biglietto dei mezzi pubblici. Lo ha annunciato oggi l’assessore alla mobilità Arianna Censi, durante l’inaugurazione denlla nuova tratta m4. 

Il sindaco Giuseppe Sala ha chiesto al governo di intervenire, perché senza fondi statali sarebbe a rischio l’attuale livello del servizio, ma non tutti nella maggioranza sono d’accordo.  L’aumento, nel mezzo della crisi energetica e una inflazione a livelli storici, potrebbe essere intorno al 10%. Quindi da due euro, a due e venti.   

“Probabilmente andremo in questa direzione in ragione dell’adeguamento Istat”. Ha detto l’assessore alla mobilità Arianna Censi. A Radio Popolare l’assessora ha confermato che l’aumento riguarderà solo il biglietto ordinario, escludendo dunque gli abbonamenti. 

Un’ipotesi di aumento era già emersa quest’estate, sulla base dell’adeguamento richiesto dalla regione. Ma già allora nella maggioranza non tutti erano d’accordo nello scaricare i costi sull’utenza. 

Tra loro il consigliere del Partito democratico, Alessandro Giungi. “Io avevo espresso la mia contrarietà quest’estate, quando si era ventilata la possibilità”, ha dichiarato Giungi. “Ancora non c’è stato l’aumento – ha aggiunto il consigliere comunale – stiamo parlando di una eventuale possibilità, tra l’altro legata ad un adeguamento Istat anche in questo caso riportabile a una decisione di regione Lombardia. Io però non ho ancora avuto comunicazione ufficiale in quanto consigliere comunale di alcunché. Mi riservo di potermi esprimere anche in consiglio comunale e in commissione”.  

Addio alla cantante e attrice Irene Cara

E’ morta Irene Cara, artista che resterà per sempre legata al film che la rese famosa come attrice e autrice della colonna sonora, Flashdance. Nata nel Bronx, di origini afro cubane, divenne una icona pop grazie a quel film. Il ricordo di Tommaso Toma:

 

 

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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

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    Strage di Lampedusa: identificata la vittima 186

    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

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