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La politica dell’esclusione del governo britannico. Stop ai visti di studio per chi arriva da Sudan, Afghanistan, Myanmar e Camerun

14 marzo 2026|Elena Siniscalco
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Londra. La politica dell’esclusione del governo britannico. Stop ai visti di studio per chi arriva da Sudan, Afghanistan, Myanmar e Camerun

Che cos’hanno in comune il Sudan, il Camerun, il Myanmar, e l’Afghanistan? I primi tre sono Paesi con gravi conflitti armati in corso, l’ultimo è nel mezzo di una crisi umanitaria devastante, con la ripresa del potere dei talebani nell’estate del 2021. Ma da pochi giorni, hanno in comune anche altro: sono tutti Paesi in cui non si può più ricevere un visto studentesco per il Regno Unito.
Settimana scorsa, il governo britannico ha sospeso i visti per studenti e ricercatori dai quattro Paesi, e per l’Afghanistan ha sospeso anche i visti lavorativi. Ha detto che i cittadini di questi Paesi hanno “abusato” della generosità del sistema d’immigrazione britannico. Riferendosi ai richiedenti asilo che arrivano in Regno Unito, il governo ha detto che “molti vengono poi ospitati a spese dei contribuenti, con una percentuale superiore alla media di persone provenienti da questi quattro Paesi che dichiarano di essere indigenti.”
Il governo sostiene che tra il 2021 e il 2025, le domande di asilo presentate da studenti provenienti dal Myanmar sono aumentate di sedici volte. Quelle presentate da studenti provenienti dal Camerun e dal Sudan sarebbero aumentate di oltre il 330%, rappresentando quella che il governo definisce “una minaccia insostenibile per il sistema di asilo del Regno Unito.”
Per dare dei volti a questi numeri, ho cercato le storie di persone impattate da questa decisione, e mi sono imbattuta in quella di Wijdan Abdullah Salman Ahmed Elowadi, un’assistente didattica di genetica e biologia molecolare che lavora in un’università di Khartoum, in Sudan. In un post su LinkedIn, la ricercatrice ha raccontato la sua storia. Era stata ammessa al Master in Medicina Rigenerativa della Queen Mary University di Londra, ed era pronta a fare il colloquio per la prestigiosa Chevening scholarship, una borsa di studio finanziata dal governo britannico.
Il suo colloquio per la borsa di studio è stato però cancellato dopo la sospensione dei visti introdotta dal governo. Wijdan ha raccontato delle difficoltà che ha incontrato in Sudan, un Paese dilaniato dagli attacchi dei gruppi armati. “Ho accettato lavori extra per potermi permettere di raggiungere zone con connessione internet, a volte partendo prima dell’alba per raggiungere a piedi le fattorie o le strade vicine solo per inviare le applications,” ha scritto Wijdan. Ma non si è data per vinta, e dopo questa porta sbattuta in faccia ha iniziato a fare campagna perché il governo britannico revochi la decisione sui visti. Ha scritto che per ora ha individuato altri 210 studenti impattati.
Il Regno Unito non è esattamente esente da responsabilità nei confronti di questi Paesi. Ci ricordiamo tutti la fuga dei militari e diplomatici britannici dall’Afghanistan nel 2021, quando i talebani ripresero il potere. Traduttori, fixer, e molti afghani che avevano collaborato con gli occidentali furono lasciati indietro, alla mercé della vendetta dei talebani. Il sistema di visti proposto allora dal Regno Unito non fu abbastanza veloce, né adeguato. In Sudan, sono stati rinvenuti sistemi di mira e motori britannici nelle mani delle Rapid Support Forces, il gruppo armato accusato di genocidio nel Paese. Il Regno Unito nega di avergliele vendute, ma potrebbero essere arrivate lì dagli Emirati, un importatore di armi britanniche che è stato ripetutamente accusato di fornire armi ai gruppi paramilitari in Sudan.
Il governo laburista sta cercando di giocare il gioco dei partiti di destra sull’immigrazione, sperando di vincere qualche consenso in più. Selezionare questi quattro Paesi, tra i più pericolosi e in crisi al mondo, per una sospensione dei visti, forse sperando che nessuno se ne accorga perché non sono tra i Paesi che fanno più notizia ultimamente, è una mossa che sembra presa dal manuale di Nigel Farage.

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