No a una scuola piegata alle imprese. Gli istituti tecnici contro la riforma Valditara

A Milano la mattinata si è conclusa con una delegazione dei manifestanti ricevuta in ufficio scolastico regionale per consegnare una lettera indirizzata al ministro Valditara, sottoscritta da moltissimi consigli d’istituto, in cui viene chiesto di fermare la riforma. Fuori dall’edificio, centinaia di manifestanti, tra insegnanti, studenti e lavoratori degli istituti tecnici, a cui si sommano le trecento persone che hanno animato il presidio sotto la prefettura, sempre contro quella che considerano una vera e propria controriforma. In primis per il metodo, visto che non c’è stato nessun confronto con chi in quegli istituti lavora davvero. E poi nel merito: se la riforma verrà approvata, intanto, verranno tagliate molte cattedre e di conseguenza posti di lavoro. C’è poi l’abolizione del biennio comune che porterebbe studenti e studentesse a scegliere il proprio futuro già a 14 anni. Ancora, l’anticipazione della cosiddetta “formazione scuola lavoro”, i vecchi Pcto, già alternanza scuola lavoro, che porterebbe ragazzi e ragazze in età da obbligo scolastico a confrontarsi con adulti senza esperienza da formatori. A questo bisogna aggiungere i tagli delle ore di lezione di materie base, come italiano e storia. Infine, l’ultimo anno gestito direttamente dalle aziende che plasmerebbero lavoratori pronti, dicono i manifestanti, allo sfruttamento. In conclusione un ritorno a una scuola classista a cui è più che mai necessario opporre un netto rifiuto.
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