Niscemi frana, la Sicilia è in ginocchio ma a Salvini serve il Ponte per mostrare la sua forza nel Governo

Anche di fronte ad un territorio che sta crollando, con un movimento franoso che secondo gli esperti è maggiore di quello del Vajont, nemmeno di fronte a questo Matteo Salvini rinuncia a tenersi stretti i finanziamenti per il ponte sullo Stretto, un’opera faraonica per i costi, che lui, anche oggi, difende: “I soldi per il ponte non si toccano, per Niscemi se ne troveranno altri”. Per Salvini è diventato un obiettivo che serve a misurare il suo potere e la forza dentro al Governo, anche se i dubbi iniziano ad emergere e oggi si sono resi evidenti nella stessa Sicilia, con quel voto segreto della maggioranza di centrodestra nell’Assemblea regionale che chiede di utilizzare i soldi per il ponte per mettere in sicurezza il territorio. C’è più di un miliardo di euro di investimenti che le opposizioni chiedono di spostare da subito per affrontare il dissesto in Sicilia, i soldi del ponte sono fermi perché fermo è il progetto, sospeso dopo le decisioni della Corte dei conti, ma Salvini insiste per riportare in Consiglio dei ministri un nuovo decreto. Su Niscemi, intanto, va in scena uno scaricabarile di responsabilità, di ordinanze firmate, di soldi stanziati per opere mai eseguite, un rimpallo tra Comune e le altre istituzioni e lo stesso ministro della Protezione civile Musumeci, che ora sembra sorpreso dalla gravità della frana, e che fino al 2022 è stato presidente della regione Sicilia. Per questo le opposizioni chiedono le sue dimissioni e che sia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ad andare in Parlamento a riferire. Ma il 4 febbraio sarà Musumeci ad andare alla Camera dei deputati a parlare di una città che piano piano rischia di crollare insieme al terreno.
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