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“Nessuna istigazione alla violenza”. Su Youssef Siher la giudice smonta la tesi della Procura

28 ottobre 2026|Roberto Maggioni
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La gip di Milano Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo di Youssef Siher e lo ha rimesso in libertà non condividendo la richiesta avanzata dalla Procura che aveva proposto la custodia cautelare in carcere. Il 30enne ricercatore era stato fermato sabato notte in quanto amministratore del canale Telegram e pagina Instagram “Movimento 17 ottobre” aperto dopo i fatti di Milano del 17-18 ottobre.

Perché la Gip ha respinto la richiesta della Procura? Non c’è stata istigazione alla violenza. Secondo la gip i messaggi pubblicati da Youssef Siher esprimevano modalità di protesta contro le politiche governative ed evocavano azioni di disobbedienza civile, ma non si traducevano nell’adozione di comportamenti violenti o criminali.

L’obiettivo era organizzare la protesta, non commettere reati. I contenuti della chat, secondo la giudice, puntavano a programmare manifestazioni settimanali per sensibilizzare e coinvolgere il maggior numero possibile di persone.
Non emerge un intento terroristico. La gip ha escluso che i messaggi fossero finalizzati ad arrecare un grave danno allo Stato o a intimidire la popolazione, provocando nella società un turbamento profondo e duraturo. L’obiettivo sarebbe stato piuttosto promuovere la formazione di una coscienza collettiva.

Mancano gravi indizi di colpevolezza. Non c’è pericolo di fuga e il rifiuto di fornire le credenziali del cellulare agli investigatori non dimostra la volontà di fuggire. La decisione della giudice riguarda solo il fermo e la misura cautelare, le indagini della Procura proseguiranno.

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