Nel ricordo di Mirko, contro la destra omofoba. A Milano il caldo non ferma il Pride
27 giugno 2026|Giulia Strippoli
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Iniziato un’ora dopo per il caldo, ma una volta partito il pride di Milano ha sprigionato tutta la sua energia. Dalla stazione Centrale si parte puntuali e ben organizzati, sono diversi i punti di ristoro e le cosiddette zone di decompressione. Lo striscione che apre la parata afferma e ribadisce la ratio della giornata: “Siamo corpi in rivolta in lotta per i diritti”. Alla stessa logica sembrano rispondere le posizioni dei carri, prima le realtà LGBT, dalle Famiglie Arcobaleno, Agedo, i Sentinelli per citarne alcune. “Ricordatevi che non è solo festa” si sente dai megafoni. Tanti i cartelli riferiti al generale Vannacci e per la memoria di Mirko Andreoni. Presenti anche alcuni dei centri sociali della città, tra la techno e le bolle di sapone, il loro messaggio è che non c’è orgoglio nel genocidio, né uguaglianza senza pace. Una posizione ben diversa da chi – collettivamente e personalmente – ha scelto di disertare la piazza per via dei finanziamenti alla produzione accusata di rainbow washing. Gli sponsor certo, ci sono anche quelli ma tenuti alla fine. Un modo in più per dire prima i diritti, prima le persone. Non è mancata la politica oggi nella Milano arcobaleno. Forse questo ha spaventato la delegazione della destra che aveva annunciato la presenza in corteo: di loro nessuna traccia o quanto meno invisibile. E meno male, alla fine così si è respirata anche un’aria più fresca.
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