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Milano si può difendere dalla siccità meglio delle altre città lombarde

Secondo i dati dell’Arpa lo scorso anno la Lombardia ha perso 10 miliardi di metri cubi d’acqua. E nei primi mesi di quest’anno ne abbiamo già persi altri due. Le nevi potrebbero finire di sciogliersi già maggio, bisogna fare i conti anche con una ricaduta sulla produzione delle centrali idroelettriche, che lo scorso anno è diminuita del 30 per cento. Come se la cava Milano? L’abbiamo chiesto Andrea Aliscioni, direttore del servizio idrico della società pubblica MM Spa, a cui è affidato il servizio idrico della città

E’ vero che quest’estate Milano non si troverà in difficoltà?

Milano si trova sopra a una potente falda, sviluppata su più livelli: si tratta di acqua accumulata nel corso di centinaia di anni, che hai dei tempi di riposta e variazioni che non risentono delle fluttuazioni annuali. La siccità insomma non impatta sulla falda. A meta degli anni Settanta prelevavamo circa 300 milioni di metri cubi l’anno, anche perché sul territorio si trovavano delle industrie idroesigenti come la Falck e la Breda. Oggianche grazie alla tecnologia e all’educazione sul corretto uso dell’acqua siamo arrivati a poco più di 200milioni di metri cubi l’anno. Negli ultimi decenni il livello della falda è risalito, le scorte sono garantite almeno fino al 2050.

A che cosa serve l’acqua di prima falda?

L’acquedotto di Milano è stato costruito nell’Ottocento nella falda più accessibile, poi sono arrivati i primi pozzi profondi in zona Castello. La prima falda è quella superficiale e quindi più esposta ai fenomeni dell’inquinamento. Non è adatta a diventare acqua potabile e viene usata per lo più per irrigazione e spesso e volentieri come scambio termico. Alcuni edifici la usano per riscaldare e affrescare al posto di ricorrere a combustibili fossili.

Come funziona il ciclo della depurazione?

Milano è stata una delle ultime grandi città europee ad ave moderni di depurazione, che si trovano a Sud, nella zona di Chiaravalle e a San Rocco, al confine con Rozzano. Il trattamento dell’acqua è molto affidabile sia per la disinfezione che per il controllo di contaminazioni biologiche. Abbiamo risultati con livelli inferiori ai limiti di balneazioni.

Lo scorso anno non abbiamo irrigato. Ma dalla situazione che sta descrivendo, quest’estate potremmo innaffiare il verde pubblico?

Dipende da quale acqua si usa, se sono rogge e canali, è bene lasciarla alla produzione agricole e usarla con parsimonia. Una raccomandazione sul verde di Milano è bagnare e usare l’acqua quando non c’è il sole, in modo che non evapori. La sera o all’alba. Il corretto uso ci ha permesso di ridurre i prelievi dalla falda e preservarla: ora è in buona salute, ma per preservarla è usare sempre l’acqua con razionalità e parsimonia.


Milano ha appena il 15 per cento di dispersione dalla rete idrica, mentre la media nazionale è il 36%. Avete come obiettivo ridurre ancora?

Si, lo scorso anno siamo già scesi sotto il 15, siamo quasi a un livello di dispersione quasi fisiologico per una rete importante come la nostra: sono più di 2,200 chilometri.

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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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