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Milano, omicidio Mansouri: dai primi esami nessuna impronta della vittima sull’arma giocattolo

Non ci sono impronte digitali sull’arma ritrovata vicino al corpo di Abderrahim Mansorui, l’uomo di 28 anni ucciso con un colpo di pistola da un poliziotto in borghese a Milano, vicino alla stazione di Rogoredo, durante un controllo antidroga. Lunedì 9 febbraio si è svolta la prima consulenza tecnica sull’arma giocattolo che secondo il racconto del poliziotto sarebbe stata impugnata da Mansouri. Il poliziotto ha raccontato di aver sparato perché l’uomo gliel’aveva puntata contro. Da queste prime analisi fatte con le luci forensi, uno dei rilevatori biologici utilizzati nelle perizie, non sono però emerse impronte digitali sull’arma, né riconducibili alla vittima, né al poliziotto. L’agente, durante l’interrogatorio davanti al pm Giovanni Tarzia, aveva raccontato di aver spostato l’arma giocattolo dopo aver sparato al 28enne ed essersi avvicinato a lui, “come misura di sicurezza”, senza specificare però in che modo l’avesse spostata. L’assenza di impronte sull’arma avvalora la tesi dei legali della famiglia Mansouri che sostengono che l’uomo non impugnava la pistola, ma servirà l’analisi del Dna per averne certezza. “È presto per trarre conclusioni da questi primi esami” ci ha detto l’avvocato della famiglia Mansouri Marco Romagnoli, che insieme alla collega Debora Piazza lavora al caso. “La pistola era sporca di fango, alcune tracce potrebbero non essere state rilevate, bisogna attendere l’esito degli esami biologi”. Sono stati infatti prelevati campioni genetici per cercare tracce di Dna e i risultati arriveranno tra otto giorni. “Intanto possimo ricordare quanto c’è di oggettivo” aggiunge Romagnoli “e cioè che: punto primo è irrazionale puntare un arma finta contro un poliziotto, punto secondo il foro sul lato destro del cranio ci dice che Mansouri non stava guardando l’agente. Questi fatti destano perplessità sulla versione del poliziotto”. Settimana scorsa infatti l’autopsia aveva chiarito un altro aspetto importante: Mansouri non è stato colpito in fronte, come raccontato inizialmente dalla polizia, ma sul lato destro della testa, quasi dietro. L’uomo sarebbe stato ucciso con la testa voltata verso sinistra, come se stesse girando le spalle a chi gli ha sparato, una postura che ricorda chi sta per scappare. Un altro particolare emerso è che sul giubbotto della vittima c’era un’impronta di scarpa, come se fosse stato calpestato. Gli accertamenti sono in corso per verificare la ricostruzione fatta dal poliziotto che ha sparato e che è indagato per omicidio volontario. L’agente quel tardo pomeriggio di lunedì 26 gennaio era arrivato a Rogoredo dalla zona di Corvetto in borghese dopo aver sentito sulla radio della polizia dell’operazione antidroga in corso, ma non sarebbe stato chiamato dagli agenti già presenti sul posto. Il poliziotto frequentava assiduamente il boschetto della droga di Rogoredo, al pm ha raccontato di aver fatto 40 arresti l’anno scorso. La vittima e il poliziotto si conoscevano. Secondo i legali della famiglia Mansouri Debora Piazza e Marco Romagnoli il 28enne non impugnava la pistola giocattolo, non stava guardando il poliziotto quando l’agente ha sparato e stava scappando.
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