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Sala: “Serve un sistema di integrazione”

L’Italia cambi politica sull‘immigrazione. In una lettera pubblicata su Repubblica il sindaco di Milano Giuseppe Sala chiede al governo di mutare il suo atteggiamento nei confronti dell’accoglienza di migranti e richiedenti asilo. Le condizioni sono cambiate, dice Sala, e non si può più parlare di emergenza ma di “una dolorosa, costante problematica da gestire”. L’accoglienza è “un dovere”, dice ancora il primo cittadino milanese, ma l’Italia deve passare a una consapevole gestione del fenomeno uscendo “dall’idea di essere una piattaforma di prima accoglienza” per essere qualcos’altro. È necessario costruire un nuovo e reale sistema di integrazione. “Si tratta di proporre un nuovo patto a chi arriva – scrive il sindaco di Milano – noi faremo tutto quello che serve a darvi una mano, voi mostratevi disponibili da subito ad aiutarci dove serve, mettendovi a disposizione di programmi per conoscere le nostre leggi e la nostra lingua”. La soluzione deve essere, secondo Sala, la creazione di “un unico soggetto che si occupi di immigrazione e accoglienza mettendo insieme i diversi tasselli del mosaico: lo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), il rapporto con i Comuni, la circolazione di buone pratiche, l’uso di caserme e così via. A supporto del lavoro del Ministero degli Interni”. “L’immigrazione – conclude Sala – non è un cerino da passare di mano in mano. È una questione gigantesca che chiede un radicale cambio di passo a livello nazionale”. “Deve essere una grande agenzia nazionale che gestisca accoglienza e l’integrazione”, dice l’assessore alle politiche sociali del comune di Milano Pierfrancesco Majorino.

Ascolta qui l’intervista integrale a Pierfrancesco Majorino

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    Alessandro Braga
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    Le rivolte sono partite stavolta dai lavoratori dei bazar e dall’inflazione, ma in due settimane le istanze sono diventate un movimento generalizzato che riguarda tutte le province e coinvolge anche le minoranze etniche, come ci spiega Paola Rivetti, docente alla Dublin City University (Irlanda), esperta di Iran: “Viviamo in un momento dove informazione e disinformazione sono spesso difficili da separare, ma queste proteste rappresentano sicuramente una minaccia esistenziale per il regime. E la risposta del regime non sembra efficace. Dopo quindici anni di proteste e di risposte sempre più repressive e violente, la piazza vuole la fine del regime”. I dubbi di un intervento militare USA o israeliano non semplificano lo scenario, anzi, come le voci che dalla diaspora vorrebbero già eleggere un nuovo capo sulla testa (come il figlio dell’ex monarca) delle tante differenze da ricomporre nel Paese. Di Paola Rivetti è in uscita per Laterza: "Storia dell'Iran, Rivoluzione, guerra e resistenza (1979-2025)". Ascolta l'intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampaglia.

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