Milano. “Ascoltare i bisogni delle persone”. La prima uscita pubblica del quasi-candidato Calabresi

È ancora presto per un programma politico perché Mario Calabresi – anche se il primo settembre ha lasciato i suoi incarichi societari in Chora e Be Water – è ancora nella sua veste da giornalista-scrittore. E quindi, intervistato dalla giornalista di Repubblica Federica Venni in una assolata domenica pomeriggio a Cassina Anna per la festa del locale Santeria, le parole “elezioni”, “sindaco” e “primarie” non le pronuncia mai, cavandosela con qualche battuta: “Mi candido… a fare il musicista”. Per sapere cosa pensa di Milano e degli ultimi anni di governo della città, delle cose buone da tenere e di quelle da buttare o cambiare, della sua visione per Milano se diventerà sindaco, bisognerà aspettare l’ufficializzazione della candidatura. “Ora sono un cittadino libero in attesa di capire cosa sarà” dice il giornalista.Parlando del libro in uscita però, qualcosa di quello che è il pensiero che proverà a portare in politica lo si intravede, anche se ancora in una fase embrionale e pre-politica. Un pensiero che parte dalla Milano popolare di un tempo, quella che ha vissuto da ragazzino e che è finita anche nel libro, un passato al quale guardare senza nostalgia ma con la consapevolezza che qualcosa si è rotto con quella Milano popolare. I riferimenti sono al quartiere di San Siro dove è cresciuto, racconta delle giornate estive passate nella grande piscina del Lido insieme ai fratelli e alla mamma, quando i prezzi d’ingresso erano alla portata di tutte le famiglie. Chissà cosa pensa della privatizzazione di quel Lido fatta dalla giunta Sala, della trasformazione di quella vasca un tempo così grande e popolare e oggi convertita in una fontana con solarium a prezzi fighetti. Chissà cosa pensa dell’impatto che avrà il nuovo stadio su quel quartiere. Domande e risposte che arriveranno quando sarà ufficialmente uno dei candidati alle probabili primarie del centrosinistra. Parlando di San Siro Calabresi ricorda di essere tornato alla scuola di via Paravia, scuola oggi nel mirino di chi vorrebbe smantellarla perché “su 106 bambini solo uno ha entrambi i genitori italiani”, racconta il giornalista “ma che invece è un luogo di grande impegno, con insegnanti straordinarie”. Passato e presente. Milano oggi è diventata la città dei grattacieli, ma “non credo che i grattacieli siano il problema” dice Calabresi. “È un problema, invece, non guardare a livello della strada”. E ancora: “Di Milano amo che è ancora la città delle possibilità, in cui le cose possono succedere. Qui ci sono competenze, energie, creatività. Per questo ho scelto di fondare Chora qui”. E cosa non le piace di questa Milano, chiede l’intervistatrice. “Non mi piace il gran caldo di questa estate, non mi piace che è una città che fatica a respirare, c’è bisogno di spazi verdi e di socialità gratuita”. E poi di “ascoltare i bisogni delle persone”. Un questione importante per la politica, dice Calabresi, è quella “della cura e della manutenzione della città, delle infrastrutture o di un ospedale. Una cosa apparentemente non sexy, ma che fa la differenza nella vita delle persone”. Parole da quasi-candidato. Ma quando si candiderà ufficialmente? “Siamo tutti in rispettosa attesa di cosa diranno i partiti”, dice. “Io ho fatto un passo” — il riferimento è alle dimissioni da Chora e Bw Water — “e oggi sono un libero cittadino in attesa di capire cosa sarà”.
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