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Antonelli trionfa a Monza. La Formula 1 celebra i suoi record ma ignora il grande caldo

07 settembre 2026|Matteo Villaci
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Il fine settimana all’Autodromo di Monza si è chiuso lasciando al pubblico una domenica decisamente insolita. Difficile immaginare che la giornata potesse concludersi con una simile festa sulle tribune, considerato che a trionfare non è stata una Ferrari. A dare una svolta a questo Gran Premio d’Italia è stata l’impresa sportiva di Kimi Antonelli. Erano sessant’anni che un pilota italiano non vinceva in casa, e nessuno ci era mai riuscito partendo dalla diciannovesima posizione in griglia.

Per il resto, la narrazione ufficiale ricalca il copione di chi organizza: l’evento è stato presentato come l’ennesimo fine settimana dei record per presenze e indotto economico, con una fitta rete di appuntamenti distribuiti tra Monza e Milano. Proprio su questo asse, il CEO della Formula 1, Stefano Domenicali, ha annunciato che in futuro il capoluogo lombardo ospiterà una vera e propria Formula 1 Week. I dettagli restano da definire, ma probabilmente l’idea è quella di spalmare su un’intera settimana gli eventi collaterali legati a sponsor e scuderie. Quanto questa ennesima “settimana a tema” possa servire concretamente a una città come Milano, resta un interrogativo aperto.

Al di là della retorica commerciale e dei numeri della biglietteria, rimangono i nodi logistici irrisolti di un appuntamento storico che non può permettersi di sedersi su sé stesso. Chi ha frequentato il circuito in questi tre giorni ha dovuto fare i conti con i soliti problemi di traffico in entrata e in uscita, ma soprattutto con gli effetti del cambiamento climatico.

Seguire la gara all’interno del parco inizia ad assomigliare a una prova di resistenza. La fan zone, al netto dei numerosi stand commerciali, si presenta come un enorme piazzale esposto al sole, con pochissime zone d’ombra. Viverci tre una giornata intera con le temperature e i tassi di afa ormai costanti negli ultimi anni richiede una gestione e delle tutele per il pubblico che l’organizzazione non può più ignorare.

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