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Mikaela Shiffrin, più forte di tutte le paure

Mikaela Shiffrin ANSA

Al traguardo le emozioni hanno preso il sopravvento. Mikaela Shiffrin si è semplicemente lasciata andare alle lacrime e all’esultanza, stesa sulla neve, alla sua centesima vittoria in carriera in una gara di Coppa del mondo di sci. Nessuno ha mai vinto tanto. Lei, a nemmeno 30 anni, può contare qualcosa come 155 podi, quattro Coppe del mondo generali, 15 medaglie mondiali, tre podi olimpici. Eppure questa campionessa statunitense, stando ai numeri una delle atlete più vincenti che si siano mai viste, non ha avuto paura di raccontare pubblicamente come sia dovuta passare attraverso momenti molto difficili anche di recente.

La centesima vittoria in carriera, nello slalom speciale di Sestriere, è arrivata infatti in un momento delicato per Shiffrin. Soltanto il giorno prima era rimasta esclusa dalla seconda manche di slalom gigante, fuori dalle prime trenta, una cosa che non le succedeva da più di dieci anni. Solo poche settimane fa, ai Mondiali di Saalbach, in Austria, aveva deciso di rinunciare alla gara di slalom gigante annunciando, con un post sulla sua pagina Instagram, di soffrire di disturbo da stress post traumatico. Alla fine di novembre, nella gara di Killington, nel Vermont, era caduta e aveva subito un brutto infortunio da cui, mentalmente, ancora non si è ripresa. Ferite all’addome e intervento chirurgico sono stati solo alcuni dei problemi che ha dovuto affrontare. Soprattutto ha dovuto fare i conti con la sensazione di rivivere l’incidente ogni volta che prova a buttarsi in pista, a tutta velocità, contro gli ostacoli che deve evitare.

Per ripartire Shiffrin aveva scelto di togliersi pressione, gareggiando ai Mondiali solo nella combinata di slalom con la sua compagna di squadra e amica d’infanzia Breezy Johnson.

Shiffrin, del resto, aveva già dimostrato una sensibilità speciale per la sua salute mentale e per quella degli altri atleti solo pochi anni fa.
Nel 2020, la morte improvvisa del papà, un infortunio alla schiena e la pandemia di Covid avevano creato una prima serie di problemi che Shiffrin ha cercato di affrontare solo dopo i Giochi olimpici invernali di Pechino 2022. Su sei gare, in tre occasioni non è nemmeno arrivata al traguardo. Gli esempi della tennista Naomi Osaka e della ginnasta Simone Biles, che per un certo periodo si sono chiamate fuori dalle gare per curare i loro problemi psicologici, hanno convinto anche Shiffrin a superare qualsiasi vergogna contro uno stigma che resiste.

Per un’atleta abituata a vincere, che ogni giorno deve ripetersi di dare il massimo per cercare di essere migliore delle altre, ammettere di essere vulnerabile e fermarsi è una scelta più delicata di quanto non possa sembrare. Alcuni studi dicono che almeno un atleta professionista su tre ha fatto esperienza di problemi di salute mentale. Mikaela Shiffrin era una di questi atleti. È una di questi atleti. Ha abbracciato questa condizione e, anche per questo, ha vinto più di chiunque altro.

  • Autore articolo
    Luca Parena
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    A volo d'angelo nella guerra dei Balcani al Teatro della Cooperativa

    Michelangelo Canzi e Federica Cottini sono giovani e non hanno conosciuto la guerra sanguinosa che si è consumata nei Balcani, ma hanno condotto approfondite ricerche e fatto sopralluoghi per saperne di più. Ne è nato un testo, firmato da Federica Cottini che ne ha curato anche la regia e interpretato da Michelangelo Canzi, che si cala nei panni di una guida turistica che accompagna gli italiani nei luoghi della guerra in Bosnia. Un personaggio complesso, che restituisce i ricordi della sua gioventù trascorsa fra i combattimenti e i massacri con un lessico di grande attualità. Lo spettacolo è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano e i due giovani artisti sono stati ospiti a Radio Popolare, di Il Suggeritore Night Live e di Cult, dialogando con Ira Rubini.

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