Migranti. La rotta atlantica sempre più letale: 83 dispersi dopo un mese alla deriva nell’oceano

“La Spagna è stata solidale su Lampedusa e Groenlandia, ma Italia e Danimarca non l’hanno ripagata con la stessa moneta”. Mentre nel parlamento di Madrid il premier spagnolo Pedro Sanchez, stretto tra gli attacchi strumentali della destra sui fatti di Ceuta e le critiche da sinistra per la collaborazione con il Marocco nella gestione dei flussi migratori, cercava di difendere l’operato del suo governo, dalle Canarie arrivava notizia dell’ennesima strage del mare: 83 dispersi, i due terzi dei 130 originali occupanti di un barchino da pesca, salpato dalle coste del Gambia, nell’Africa occidentale alla volta dell’europa. Dopo quasi un mese di navigazione nell’oceano, la notte scorsa la guardia civile spagnola ha individuato e soccorso l’imbarcazione: a bordo non restavano che cinque cadaveri e 44 persone in vita, tutti giovani uomini, alcuni dei quali condizioni di salute disperate. Tutti gli altri, compresi le donne e almeno un neonato, sarebbero morti di fame, di sete o annegati. La cosiddetta rotta atlantica è una delle più pericolose del mondo: passa in acque oceaniche, dove le correnti sono forti ed è facile perdere la rotta, le tempeste sono più violente e non operano stabilmente navi di soccorso. Nei primi 5 mesi di quest’anno le organizzazioni umanitarie hanno censito oltre 600 vittime, anche se le difficoltà nel monitoraggio potrebbero celare un bilancio ben più grave.
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