Campo largo. Silvia Salis: “Non mi candido” (per ora)

L’orgoglio dei genovesi ieri alla festa dell’Unità in piazza Caricamento, strapiena nel cuore del waterfront di Renzo Piano, era quello di avere l’attenzione di tutta Italia perché la loro sindaca, che parlava alle 21, è una delle star politiche del momento. L’intervistatore dal palco glielo ha detto subito: “i colleghi sono qui per sapere se ti candidi a premier”. E lei non si è sottraatta al gioco. “Facevo 50 lanci al giorno da atleta, sono abituata, risponderò sempre che sono la sindaca di Genova”. L’orgoglio dei genovesi ha diviso la platea nelle risposte, tra chi la vedrebbe a Palazzo Chigi e chi diceva “sarebbe la migliore ma lasciatela qui per un po’ che c’è tanto da fare”. L’elenco delle cose fatte strappava applausi, dalle assunzioni nelle municipalizzate allo sport gratuito alle sale musica per i giovani e gli investimenti nei servizi sociali nel centro storico contro il degrado. Ad applaudirla c’erano i renziani e i ragazzi che raccolsero gli aiuti per la flottiglia per Gaza: quando si mise alla testa del corteo dei portuali che ne accompagnavano la partenza conquistò loro e la fama nazionale ed è questa capacità di unire la sua carta migliore, anche se Genova è una cosa, l’Italia intera è tutta un’altra storia. Salis ha ribadito che non si candida ma non si è sottratta alla domanda sulle primarie: “Sono contraria, ha detto, sono divisive mentre uniti si vince”. “Se lo avessimo imparato nessuno sentirebbe la necessità di fare dei distinguo rispetto agli altri partiti”. Ciascuno immagini il mittente che preferisce, da Conte a Calenda. “I temi internazionali sono il grimaldello per dividere” ha ribadito. “Se ne parli dopo le elezioni, non prima”. Un po’ facile come ricetta, forse, visto che anche a Genova, ieri, prima di lei la platea si è scaldata al dibattito con Provenzano sulla politica estera. Tema, come sempre, gli aiuti all’Ucraina. “Siamo d’accordo su tutto tranne su quello” ha ribadito il responsabile esteri del Pd. Anche così, forse, è un po’ troppo facile.
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