Il cavallo di Troia Russo. Il Financial Times attacca Vannacci

Il cavallo di Troia russo che mette alla prova Giorgia Meloni. Il Financial Times non poteva fare titolo più appropriato per descrivere il contenuto dell’articolo dedicato al generale Roberto Vannacci. Il quotidiano della City lo ha mutuato da un report dell’European Council on Foreign Relations, un istituto di ricerca da sempre molto attento alle influenze di Mosca in Europa.
Il rapporto è molto esplicito. “Qualora Futuro Nazionale entrasse in una coalizione di governo, il background di Vannacci potrebbe mettere in difficoltà il consenso collettivo dell’UE in materia di sicurezza” – scrive l’estensore del rapporto, secondo il quale una possibile presenza del partito di Vanancci nella stanza dei bottoni in Italia deve essere considerata una questione strategica.
Il Financial Times riprende questa traccia e la sviluppa, spiegando che gli slogan di Vannacci contro il sostegno italiano all’Ucraina sono una sfida e un problema per Giorgia Meloni, visto le posizioni che la presidente del consiglio ha tenuto in questi anni nei confronti di Kyiv. Il rischio è che Meloni, se non avesse i voti necessari per avere una maggioranza in parlamento, sia costretta a fare un accordo con Vannacci e che poi il generale sposti verso il Cremlino l’asse della politica estera di Roma. L’articolo esce nel giorno in cui Antonio Tajani e Matteo Salvini si scambiano battute sulle influenze di Mosca sulle prossime elezioni italiane. “Sono possibili” ammette il primo. “Vedo un ansia antirussa che mi preoccupa” risponde il secondo, i cui passati rapporti con Vladimir Putin sono bene noti. Il generale Vannacci ha risposto al Financial Times. L’ha messa sul ridicolo, accusando il quotidiano, tra l’altro, di avere usato come fonti due istituti di ricerca russofobi. Russofobia non è un espressione così tanto usata nel linguaggio polemico tra politici italiani. Forse perché la sua è una risposta a un quotidiano britannico, Vannacci si riferisce alle radici storiche ottocentesche di una certa avversione di Londra nei confronti di Mosca. Negli ultimi anni, però, questa parola viene, invece, costantemente usata dalla propaganda russa come strumento retorico per etichettare come pregiudizio anti russo ogni critica o accusa al Cremlino per fatti specifici, come le recenti accuse del governo tedesco di sabotaggio con i droni di Lipsia.
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