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Midterm. Era un referendum su Trump e il presidente lo ha perso sonoramente

04 novembre 2026|Roberto Festa
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Donald Trump

Una condanna senza appello quella che l’America manda con le elezioni di Midterm all’amministrazione di Donald Trump e al Partito Repubblicano che la sostiene. Il risultato di ieri sera non soltanto dà ai democratici il controllo di Camera e Senato, ridisegna anche la mappa elettorale americana tingendo di blu democratico il Mid West e rilanciando la politica democratica nel ud del Paese. Stupisce la portata della vittoria, a parte la socialista democratica Angie Nixon sconfitta nella corsa senatrice in Florida, i democratici, non solo vincono tutte le sfide considerate determinanti prima del voto, ne vincono anche altre che fino a pochi mesi fa sembrava fantascienza immaginare. È clamorosa, quindi, la sconfitta repubblicana in South Carolina, Texas, Iowa, Kansas. Erano più attese, ma sono comunque colpi durissimi, la perdita dell’Ohio, del North Carolina e del Maine.
In particolare i democratici vincono sei seggi al Senato in stati in cui Trump aveva vinto in tutte e tre le sue elezioni presidenziali. Per quanto riguarda la Camera assistiamo allo stesso processo di passaggio di colleghi elettorali dai Repubblicani ai Democratici che vincono in Pennsylvania, in Kentucky, in New Jersey, in North Carolina. Sembra anche sostanzialmente fallito lo sforzo repubblicano di Jerry Mandrin, cioè il ridisegno dei collegi elettorali, che avrebbe dovuto garantire vittorie schiaccianti.
I democratici si aggiudicano in Florida collegi che i Repubblicani avevano ridisegnato. Allora, ovviamente questo voto è una condanna delle politiche dell’amministrazione in economia, quindi dazi, quindi, inflazione, quindi, costo della vita, ma è una condanna anche su una guerra, quella in Iran, partita in modo insensata, e poi lasciata andare alla deriva, mentre il prezzo del petrolio saliva alle stelle. Questo voto, comunque, è forse anche qualcosa di più, cioè è il rifiuto che la maggioranza degli americani oppone ad una retorica sempre più xenofoba, nazionalista, razzista, che Donald Trump e questa amministrazione hanno ampiamente usato. Trump l’ha usata, per esempio, durante i suoi comizi in campagna elettorale, prendendo di mira “Mohammed”, lo chiama sempre così, il – secondo lui terrorista – Abdul El Sayed, prendendo di mira “l’eunuco vegetariano” James Talarico, cui mancherebbe “quella cosa in mezzo alle gambe”. Abdul El Sayed, in Michigan, e James Talarico, in Texas, sono le vittorie più simboliche ed esaltanti per i democratici di questo Midterm.

 

 

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