Madrid, Puerta del Sol. Dopo 35 giorni di protesta, sgomberata dalla polizia l’“acampada” per il diritto alla casa

Dopo 35 giorni, la “acampada” per il diritto alla casa della Plaza del Sol è stata sgombrata dalla polizia. All’interno c’erano 300 persone che sono state portate fuori dagli agenti, che hanno arrestato due manifestanti per resistenza a pubblico ufficiale. Il collettivo di gestione della “acampada” ha denunciato uno sgombero violento, con la polizia che ha iniziato a smantellare le strutture e rimuovere le tende.
Nei giorni scorsi i manifestanti avevano già iniziato a ritirare spontaneamente le tende e i teloni che dal 26 settembre hanno riempito la principale piazza della capitale spagnola. Una protesta nata dopo lo sfratto di Mari Carmen, l’anziana di 87 anni costretta ad abbandonare la casa in cui aveva vissuto tutta la vita. Nei giorni scorsi il sindacato degli inquilini e i movimenti per la casa dei vari quartieri di Madrid avevano lasciato la “acampada” per preparare lo sciopero generale dell’11 novembre. Con l’arrivo dell’autunno era diminuito il numero dei partecipanti alla protesta e di notte sotto le tende avevano trovato rifugio molte persone senza tetto. Sotto la guida del sindacato degli inquilini, la “acampada” di Madrid era cresciuta ed è diventata un simbolo di un’intera generazione che non riesce ad avere accesso ad una casa per l’aumento degli affitti. Nei giorni scorsi erano aumentate le pressioni da parte del Comune di Madrid e le minacce di azioni penali contro i manifestanti. La questura, che finora si era rifiutata di sgomberare la “acampada”, da giorni sosteneva che era legittimo mettere fine a una protesta che durava da oltre un mese. La “acampada” però non è stata mai l’obiettivo principale del sindacato degli inquilini. Di fatto, da settimane tutte le energie dei movimenti per la casa erano centrate in assemblee locali di quartiere. La riuscita dello sciopero generale dell’11 novembre, il primo in oltre 12 anni, viene considerata chiave anche in vista delle elezioni del prossimo 29 novembre. E di fatto, lo sgombero della “acampada” si inserisce in un contesto politico già incandescente, reso ancora più complicato dopo l’incidente ferroviario di Toledo. Il partito socialista di Sanchez, che sembrava aver recuperato sull’onda delle proteste per il diritto alla casa e lo sciopero della scuola, ora deve affrontare uno scrutinio severo dopo due incidenti con oltre 100 morti in meno di un anno. La campagna elettorale per ora è nel limbo e ad approfittarsene sono il Partito Popolare e l’estrema destra di Vox, l’unica formazione che non ha sospeso gli appuntamenti elettorali. Ogni dichiarazione del leader dei Popolari Alberto Núñez Feijóo per chiedere responsabilità per gli incidenti è un affondo contro Sanchez. E da qui alle elezioni del 29 bisognerà organizzare anche i funerali delle vittime, quindi l’incidente rimarrà al centro del dibattito pubblico. Tra i socialisti non c’è lo spirito per impostare nessun tipo di strategia. La vittoria di Lula doveva servire da modello per riattivare l’elettorato progressista in Spagna, ma ora forse nemmeno la vittoria schiacciante dei democratici negli Stati Uniti potrebbe essere sufficiente per ridare energia alla campagna di Sanchez.
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