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Meloni voleva pilotare la crisi ma scopre di non avere le carte

25 marzo 2026|Luigi Ambrosio
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Non era mai accaduto che un presidente del Consiglio chiedesse così esplicitamente e pubblicamente le dimissioni di un suo ministro. Per Daniela Santantché la poltrona di ministro del Turismo è fondamentale, con i processi in corso la considera una garanzia troppo importante per lasciarla. Ma al tempo stesso, proprio a causa dei processi in corso, Santanché è diventata una impresentabile agli occhi di Giorgia Meloni. La domanda, addirittura banale, è: perché fino a prima del referendum non era così? E la risposta sta nello stesso motivo per cui Meloni ha chiesto e ottenuto le dimissioni di Bartolozzi e Delmastro. Cercare disperatamente di fare pulizia nel Governo per evitare un tracollo non controllabile da lei. Per Meloni Santanché è sacrificabile, anzi, è opportuno che se ne vada. Ma se si dimettesse Nordio, il ministro della Giustizia, ad esempio, sarebbe un guaio. Oggi Nordio andrà al question time in Parlamento, le opposizioni vogliono la sua testa, lui senza più lo scudo di Bartolozzi e Delmastro è ancora più esposto, potrebbe essere la prossima pedina del domino a cadere. E poi c’è un Tajani delegittimato dalla rivolta interna al suo partito che lo vorrebbe sostituire alla guida di Forza Italia. Meloni è chiusa nel fortino. Una sconfitta così netta al referendum, con così tanti elettori, è un’oggettiva bocciatura per lei e per il suo Governo. La conseguenza logica sarebbero state le dimissioni. Non le ha date per calcolo. Vorrebbe andare a votare nelle migliori condizioni, cioè con una nuova legge elettorale favorevole e credendo di poter dettare i tempi sulla base della convenienza politica, ma ha capito che non sarà così semplice quando ha cercato, e non trovato, la sponda del Quirinale. Dal Colle sono arrivati due segnali a Meloni nelle scorse ore. Primo, c’è la guerra, quella vera, e la crisi conseguente, quella vera. Secondo: dimissioni del Governo vuol dire ricerca di un governo tecnico. In sintesi, il brusco risveglio di Meloni consiste nell’aver capito non solo di aver perso, ma di non avere le carte, come direbbe il suo amico Trump. La sola cosa che può fare in questo momento è cercare di evitare che le crolli tutto addosso.
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