Meloni, vassalla di Trump, non sa se andare a Davos o scegliere la fuga

Ora si comprende meglio perché Meloni si sia rifiutata di andare a riferire in Parlamento in vista del Consiglio Europeo straordinario di domani: perché non sa bene cosa dire. La presidente del Consiglio è indecisa perfino se presentarsi o meno al Forum Economico Mondiale di Davos, in Svizzera. Un po’ la vecchia avversione della destra missina per gli appuntamenti globalisti ma soprattutto, ed è cosa serissima, questo tergiversare del Governo che si rifiuta di prendere posizioni da schiena dritta di fronte all’aggressione di Trump all’Europa. Un Governo mezzo trumpiano e un po’ putiniano cosa dovrebbe fare di diverso, d’altronde. Tutti i principali paesi europei si sono sfilati dall’invito di Trump a partecipare al “board of Gaza”. Macron glielo ha detto direttamente, Starmer glielo dirà in faccia, Meloni non sa che fare: se aderisce tradisce l’Europa, se non aderisce tradisce Trump. Probabilmente dirà no ma meglio non farsi vedere sulle alpi svizzere dove c’è il presidente degli Stati Uniti. Idem il tema della risposta europea sulla Groenlandia: il governo italiano continua a trincerarsi dietro la comoda posizione del “mediatore”, come se Roma fosse cosa terza rispetto all’Europa e come se Trump fosse una persona con cui sia possibile mediare. Certo Meloni non è sola, dubbi sulla linea dura delle contromisure economiche e finanziarie ne coltivano, ad esempio, anche settori della Cdu tedesca. Questa mattina, in un’intervista a un quotidiano italiano, il governatore della California, il democratico Newsom, uno dei possibili candidati alle presidenziali tra due anni, lancia un appello agli europei: “Smettetela di inginocchiarvi, oppure quell’uomo vi distruggerà, Trump è un T-Rex”. Chissà se lo staff di Meloni le inserirà l’intervista nella rassegna stampa.
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