Iran. Fallito il “regime change”, Trump punta sugli obiettivi secondari

L’annuncio è stato di Pete Hegseth. Oggi sarà il giorno più pesante di bombardamenti sull’Iran. Dopo il balletto di dichiarazioni sulla durata del conflitto fatto ieri da Donald Trump, le parole del segretario alla Difesa hanno alimentato la confusione sulla condotta americana della guerra. Il presidente prima aveva detto che sarebbe finita in pochi giorni, poi, di fatto l’aveva smentito.L’intensificazione degli attacchi non significa per forza che sarà lunga. Significa che gli USA vogliono accelerare. Allo stato attuale sembra abbastanza chiaro che sia a Washington sia a Tel Aviv siano giunti alla conclusione che difficilmente il regime potrà essere abbattuto. Sul tavolo rimangono, quindi, gli obiettivi secondari. Per gli Stati Uniti, per quello che si comprende, c’è ancora la speranza, benché sempre più remota, di una soluzione venezuelana. Trump l’invoca, ma dopo l’elezione di Mojtaba Khamenei a Guida Suprema, ci crede poco. USA e Israele cercheranno di eliminarlo, ma la sua elezione è stata un messaggio molto chiaro, l’ala radicale è ancora molto forte. Per gli USA rimane, quindi, l’obiettivo di distruggere il più possibile le infrastrutture militari iraniane, le basi, gli arsenali, l’industria bellica, i siti nucleari, le strutture di comando e controllo. Per farlo ci vorrà ancora del tempo, qualcuno si è avventurato a dire due o tre settimane. La capacità iraniana di rispondere tirando missili e droni sui paesi del Golfo e Israele è gradualmente diminuita. Con il passare del tempo, lo sarà ancora di più. Per adesso, però, è ancora abbastanza efficace. Bisognerebbe capire cosa intenda fare Trump con lo stretto di Hormuz. Sulla sua scrivania ci sono i piani per prenderne il controllo, ma non sarebbe una passeggiata. Le incognite sono il numero delle possibili vittime americane e il caos completo del traffico marittimo, con ulteriore impennata del prezzo del greggio. Le venti navi iraniane affondate in questi giorni fanno pensare che l’ipotesi sia presa seriamente in considerazione. Un controllo che continuerebbe anche dopo la fine della guerra?
Continua la lettura


