Meloni si autocelebra, tra attacchi all’opposizione e rivendicazioni

“Non mollo e non mollerò.” Ha voluto mostrarsi combattiva Giorgia Meloni nel giorno che segna lo scarto tra il record di governo più lungo e l’inizio di una campagna elettorale che però ha un doppio tono, cerca di ritrovare l’aggressività di un tempo, con i gesti, gli sguardi, le smorfie, le parole, ma nello stesso tempo il suo discoro risulta quasi stanco. Un discorso di un’ora per tentare di fare ancora l’underdog, ma alle spalle ha quattro anni di governo e le promesse risultano quindi quasi delle giustificazioni per quello che non è riuscita a fare. “Si poteva far meglio”, dice, ma Giorgia Meloni non riesce comunque a non scaricare le colpe sugli altri: ad esempio sulle liste di attesa nella sanità – uno dei punti su cui il Pd martella di più – è colpa dell’opposizione se non sono state tagliate nel passato, grida. Non ci sono guizzi né promesse sul fisco, i temi sono sempre quelli che negli anni le sono serviti per alimentare la propaganda: la difesa dei confini, la sicurezza, un paio di critiche ai magistrati anche se non sono i toni della campagna per il referendum, difende la legge sui femminicidi, ed è l’unico attacco diretto a Vannacci, per il resto il generale è come un’ombra sul palco di fronte al mare. “A chi ci vuole ostacolare io resisto, dice, non mollerò”. Ma il palco ieri era tutto per lei, è stata la celebrazione del suo governo, la durata del governo come elemento di forza, gli altri sono state quasi comparse e anche mal gestite, le parole di Tajani e Salvini collegati da remoto arrivavano a fatica. Neanche quattro mila persone, ma il colpo d’occhio è stato studiato con precisione. La celebrazione del suo record, l’inizio di una campagna elettorale, come 4 anni fa, solo che questa volta le opposizione sono due, una a sinistra e l’altra all’estrema destra, quel Vannacci che a Bari, in vista dell’arrivo di Giorgia Meloni, ha voluto appezzare la città di manifesti con le sue parole d’ordine.
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