Il Governo Meloni e la longevità dei problemi da risolvere

Millequattrocentotredici giorni e sentirli tutti.
In quell’ottobre 2022, quando il Governo Meloni ha giurato al Quirinale, c’era chi – anche a sinistra – diceva “Stiamo a vedere cosa faranno”. E poi chi ha detto “Però lei comunque è brava”.
Se c’è una cosa in cui in effetti ci sa fare è creare continui diversivi, fare propaganda per coprire i problemi su cui i suoi non sanno che pesci prendere.
La spesa sanitaria è ai minimi degli ultimi vent’anni, e lo intuisce chi incappa nelle liste d’attesa sempre troppo lunghe.
Le tasse non scendono. Gli stipendi sono immobili, nelle città è tutto troppo caro rispetto al guadagno medio della gente.
E a proposito di città, chi ci si sente insicuro deve ringraziare il Viminale, che parla parla ma non combina niente salvo dar la colpa ai sindaci. Qualcuno si sente in effetti più tutelato dopo i tanti decreti sicurezza sui coltelli, le Ong del mare, il fermo preventivo dei manifestanti? Qualcuno è rassicurato dal fatto che i poliziotti, se sparano a qualcuno, non vengono iscritti nel registro degli indagati?
Millequattrocentotredici giorni, o poco meno, spesi appresso a Donald Trump – solo il caro benzina li ha indotti a prendere le distanze.
A martellare contro i giudici per poi perdere il referendum.
A confezionarsi una legge elettorale su misura per restare al Governo – ma anche qui la loro impreparazione è lampante, ed è già scritto che andranno a sbattere contro la Corte Costituzionale.
Comunque vada, l’importante è che a fine legislatura vadano a sbattere contro un’opposizione unita, ma per davvero. C’è ancora parecchio da lavorare, per non dare alla Destra un giorno in più del dovuto.
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