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Meloni non vuole spendere troppi soldi per le armi in campagna elettorale ma non sa come dirlo a Trump

19 maggio 2026|Luigi Ambrosio
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Meloni Trump ANSA

Cosa è successo nelle due ore trascorse da quando i capigruppo dei partiti del centrodestra al Senato hanno presentato una mozione – prima firmataria Stefania Craxi di Forza Italia – in cui si chiedeva di rinunciare all’obiettivo del 5% del Pil da destinare alla spesa militare e il momento in cui la mozione è stata ritirata? Due ministri che non l’hanno presa bene sono Crosetto e Giorgetti. Il primo, ministro della Difesa, si è irritato perché da tempo il suo dicastero è in sofferenza: l’aria che tira non è favorevole all’aumento della spesa militare e le forze armate sanno che dovranno ridimensionare le aspettative. Il titolare dell’Economia ha temuto invece che gli venisse sottratto il controllo dei conti da una iniziativa parlamentare. In mezzo, la presidente del Consiglio. Giorgia Meloni non può permettersi di spendere tutti quei soldi per le armi nella stagione della campagna elettorale. Ma non può permettersi nemmeno di inimicarsi Trump. Uno stallo da cui non sa come uscire. Da qui il pasticcio della mozione poi ritirata. Un tentativo maldestro che svela però le intenzioni del centrodestra in campagna elettorale: arrivare a fine legislatura senza avere messo troppi soldi nella difesa. Come raggiungere l’obiettivo senza fare la fine della Spagna, messa all’indice dal presidente degli Stati Uniti, è il dilemma-incubo di Meloni.
Intanto manca poco al termine di fine maggio per firmare i contratti nazionali di Safe, il programma europeo di prestiti per il riarmo. Il governo e la maggioranza non vorrebbero accettare quei 15 miliardi per la stessa ragione per cui non vogliono arrivare al 5% del Pil in spesa militare: la campagna elettorale. E senza i fondi europei, ti saluto 5%. Rimane il problema che la autoproclamata “pontiera” non sa risolvere: dirlo a Trump. Oggi si è vista una prima contrazione, un primo tentativo. Si agiteranno molto, a destra. Anche perché se in primo piano ci sono ragioni di opportunità legate al voto, sullo sfondo ci sono ragioni ideologiche: la Lega è distante dalle posizioni filo Nato. Fratelli d’Italia ha una appartenenza “occidentale” molto fresca e la sua base fatica a definirsi “filo americana”. E la pressione di Vannacci, a destra, si sente anche su questo tema delicato che non ha tanto a che fare con la spesa militare ma ha molto a che fare con l’identità politica e culturale.

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