Meloni e la riforma elettorale a tutti i costi. E potrebbe costarle cara

Quando i governi si fanno la legge elettorale su misura per restare al potere – e lo fanno spesso – quasi sempre le cose non vanno come vorrebbero. E’ stato così anni fa per Matteo Renzi, che si vide bocciare l’Italicum dalla Corte Costituzionale, sarà facilmente così tra pochi mesi per Giorgia Meloni. Questo pasticcio fatto di furbizia e incompetenza produrrà il risultato esattamente opposto a quello dichiarato: dicevano che la legge elettorale andava riformata per garantire stabilità, ma per come si sono messe le cose è possibile che nessuna coalizione raggiunga la percentuale necessaria per avere il premio di maggioranza, e che i giochi si faranno dopo il voto in Parlamento, come ai bei tempi della Prima Repubblica. Difficilmente la Consulta farà passare la soglia del 42% per ottenere il premio, è troppo bassa e prefigura una situazione non proprio democratica: prendi una percentuale così così, e ti ritrovi con un mucchio di seggi in regalo. Ma se saranno costretti da una sentenza ad alzare quella soglia, non ci arriveranno né loro né il famigerato Campo Largo, che nel frattempo si contorce in un irritante dibattito sulla leadership. A proposito: continuiamo così e ci facciamo del male? Sarebbe semplice: chi ha più voti ci mette il candidato, ma a volte sembra che si sia perso di vista l’obiettivo numero uno, e cioè mandare a casa la Destra.
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