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Mattarella: “Non ci sono alternative all’Europa” e a Meloni ricorda anche povertà e salari bassi

Pace, democrazia, dignità delle persone, l’Europa dei valori democratici. E poi l’annuncio di quello che sarà uno dei temi che il capo dello Stato affronterà nell’anno che inizierà tra poco: le celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica. Il discorso per gli auguri di Natale alle cariche dello Stato ha toccato i temi e gli snodi più importanti attraversati in questo anno, ma quello che più sta a cuore al capo dello Stato è la difesa del modello delle democrazie europee, “sfidato da Stati – dice testualmente – che esprimono funzioni autoritarie”, forse il riferimento è a quell’Europa che nelle scorse settimane sembrava finita in una morsa tenaglia tra Paesi che esprimono entrambi pulsioni autoritarie, la Russia e gli Stati Uniti. “La democrazia è più forte dei suoi nemici” è uno dei passaggi più importanti del discorso. Pace è quello che Mattarella si augura sempre in ogni intervento che ha fatto in questi anni attraversati dai due conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Una pace giusta per la quale chiede di consolidare ogni spiraglio che si va aprendo e su questo spinge per una difesa europea. Il tema, ammette Mattarella, non è popolare, ma la spesa per la difesa è necessaria – dice – sia per la sicurezza nazionale che europea. Parole attuali, vista la differenza di vedute sul prossimo decreto di aiuti militari a Kiev, sia dentro al Governo che nell’opposizione. Mattarella parla di temi anche più nazionali: la necessità che su grandi questioni che hanno a che fare con le scelte strategiche si realizzi una collaborazione. Il modello amico-nemico, che è quello più cavalcato da Meloni, produce le estraneità alla politica e dice “L’astensione per il Quirinale è una grande preoccupazione”. Si complimenta con il Governo per la tenuta dei conti pubblici, c’è subito un ma, però: la condizione di crescente povertà di molte persone, i salari bassi, la condizione economica e sociale delle donne, temi importanti che sono tra i più assenti nella legge di bilancio, oggetto di uno scontro tutto interno alla maggioranza.

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