Radio Popolare Home
sostienici

Epstein, Minneapolis e l’economia. Le ombre su Donald Trump che preoccupano i repubblicani

Donald Trump

I Clinton, alla fine, testimonieranno davanti alla Commissione della Camera che indaga su Jeffrey Epstein. Lo hanno comunicato, attraverso i loro legali, gli stessi Bill e Hillary Clinton, che sinora erano stati irremovibili nel rifiuto di presentarsi davanti all’Oversight Committee, che conduce l’inchiesta. Era stato il repubblicano James Comer, presidente della Commissione, a minacciare di incriminare i Clinton per oltraggio al Congresso. Dopo che alcuni democratici della commissione si erano uniti ai repubblicani nella scelta dell’incriminazione, in caso di mancata testimonianza, Bill e Hillary hanno ceduto. Testimonieranno a porte chiuse, tutta la seduta verrà trascritta. La sensazione di molti, l’hanno denunciato esplicitamente i Clinton, è che i repubblicani della Commissione cerchino di utilizzarli non per accertare la verità, chi collaborò con Epstein chi godette dei suoi favori nei traffici di minorenni, ma piuttosto per occultare, insabbiare le responsabilità di Donald Trump. In effetti, l’ultima tranche di documenti – tre milioni di pagine – pubblicati venerdì dal Dipartimento di giustizia includono oltre cento menzioni al presidente. Anche cose molto gravi. E’ presente per esempio un rapporto in cui l’FBI riassume tutte le accuse di presunte violenze sessuali mosse a Trump. C’è un documento in cui si afferma che Trump organizzava feste private e a carattere esplicitamente erotico a Mar-a-Lago, chiamate “Calendar Girls”, in riferimento al presunto coinvolgimento di minorenni fornite da Epstein. Secondo il documento, Trump avrebbe “messo all’asta” le ragazze, misurando con un dito l’ampiezza della vulva. In un altro file, si riporta la testimonianza di un medico, secondo cui una minorenne fu costretta a praticare sesso orale al presidente 35 anni fa in New Jersey. Il presidente ha sempre negato ogni addebito e le accuse non sono al momento verificate. Certo è che se le cose vengono verificate, se i media si mettono a scavare in quelle accuse, per Trump potrebbero essere problemi molto, molto gravi, considerata l’importanza che la questione pedofilia ha per gli appartenenti al MAGA. Tra i repubblicani comunque comincia a crescere una ormai reale, tangibile, preoccupazione. Non c’è solo solo il caso Epstein, a gettare ombre sul presidente. Ci sono i fatti di Minneapolis. C’è l’economia che non va bene. Per esempio, a un anno dall’adozione dei nuovi dazi – una media del 17 per cento in più in un anno – non sembra che i risultati siano quelli sperati, quindi rilanciare l’industria americana e riportare posti di lavoro negli Stati Uniti. In generale, i dazi hanno indotto le aziende ad accelerare o annullare gli acquisti, o a cercare nuovi Paesi da cui rifornirsi. I dazi hanno certo generato ingenti entrate per il governo, ma le nuove entrate sono state a carico di industrie americane e consumatori americani. Insomma, i segnali non sono buoni, per Trump e i repubblicani, in vista delle elezioni di midterm, tanto è vero che Trump ha più volte gettato dubbi sulla validità del voto e ieri ha addirittura affermato di voler nazionalizzare le elezioni, affidando al governo federale, quindi a lui, il controllo delle operazioni di voto e dei risultati. Si approfondisce la deriva autoritaria, ma comunque i segnali per i repubblicani sono sempre meno buoni. L’ultimo viene dal Texas, dove sabato un’elezione speciale per un seggio al Senato statale ha visto il candidato democratico, il leader sindacale Taylor Rehmet, vincere con un margine di 14 punti. Rehmet ha sconfitto il candidato sostenuto da Trump in un distretto che il presidente aveva vinto con un margine di 58 a 41 nel 2024. Dan Patrick, vicegovernatore repubblicano del Texas, ha riconosciuto la cosa e lanciato l’allarme. I repubblicani “non possono dare nulla per scontato”.

Segui Radio Popolare su