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Mattarella: nessun motivo per rivedere la decisione sulla grazia a Minetti. Ma gli attacchi continuano

04 giugno 2026|Luigi Ambrosio
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Nicole Minetti

Intervenire nella polemica politica non è nello stile di Mattarella. Figuriamoci in quella giornalistica. Se il Quirinale ha ritenuto necessario emettere un comunicato ufficiale per chiudere la questione della grazia concessa a Nicole Minetti per motivi umanitari, motivata dalle gravi condizioni di salute del figlio adottivo, è perché ritiene che la questione abbia un peso. Attorno alla grazia concessa a Nicole Minetti è scoppiato un caso e l’attacco al presidente da parte di una fetta dell’opinione pubblica non si è fermato nemmeno dopo che la Procura Generale di Milano ha confermato il parere positivo sulla grazia. Era stato lo stesso Mattarella a chiedere al ministro Nordio di attivarsi perché fossero effettuate delle verifiche al dossier che ha determinato la scelta di graziare la ex consigliera regionale lombarda di Forza Italia, condannata in via definitiva a due anni e dieci mesi per induzione alla prostituzione nel contesto delle cosiddette “cene eleganti” di Berlusconi ad Arcore.
Il Quirinale ha deciso per un comunicato ufficiale in cui ha detto tre cose: dopo le conclusioni della Procura Generale di Milano non ci sarà alcun ripensamento sulla grazia a Minetti; la decisione non fu resa nota perché venne rispettata la privacy di un minore come da prassi; quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari il presidente la concede “senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia”.
Si ribalta l’accusa di chi attacca Mattarella: “Il presidente non ha agito per ragioni politiche” dice tra le righe il comunicato.
Non è la prima volta che Mattarella finisce nel mirino. Attacchi politici che ruotano spesso attorno a temi delicati come la politica estera.
Si pensi alle sistematiche reazioni social dopo ogni sua netta denuncia dell’aggressione russa all’Ucraina. O alla volta in cui, sei mesi fa, venne messo nel mirino un consigliere del presidente il quale durante una serata tra amici importanti si lasciò andare e ipotizzò scenari in cui il governo Meloni sarebbe caduto e il presidente della Repubblica avrebbe nominato un nuovo governo. Chiacchere che trapelarono e che scatenarono Fratelli d’Italia. Il consigliere era il segretario del Consiglio Supremo di Difesa, Francesco Saverio Garofani.
Questa volta c’è un ulteriore piano di lettura: la paura, da parte di Mattarella, che la vicenda Minetti assesti un colpo non a lui in persona, non alla sua figura politica, ma alla credibilità dell’Istituzione. La grazia è una delle prerogative principali della Presidenza della Repubblica. Metterla in discussione, in una fase storica in cui sono forti le correnti che vorrebbero riformare la Costituzione per liberarsi di una figura di garanzia così importante, viene considerata un precedente pericoloso.

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