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Mattarella difende lo Stato dalle ingerenze di Musk, mentre il governo tace

Sergiio Mattarella difende l'Italia dalle ingerenze di Musk

È stato il Capo dello Stato e non Giorgia Meloni a ribadire la sovranità dello Stato italiano: “L’Italia è un grande paese democratico e sa badare a sé stessa”. Sergio Mattarella lo ha fatto attraverso una nota per coprire il grande silenzio del governo, che neppure una frase arrivata da fonti ufficiali nel primo pomeriggio dopo le parole del Quirinale, è riuscita a spezzare. Meloni fa sapere di “ascoltare con grande rispetto il Capo dello Stato”, né più ne meno, non aggiunge che anche lei ritiene ingiustificabile che uno dei padroni del web più ricchi al mondo, pronto a ricevere incarichi importanti da Trump, possa esercitare una tale ingerenza, un intervento che oggi Elon Musk ripete, “in Italia esiste un’autocrazia di non eletti?”, si chiede riferendosi ai magistrati. Eppure solo due anni fa quando Meloni arrivò al governo e Mattarella nello stesso modo si lamentò delle frasi di una ministra francese che assicurò che avrebbe vigilato sul governo italiano in formazione, la neo presidente del Consiglio allora apprezzò e ringraziò Mattarella. Il sovranismo quindi a fasi alterne. Ora le cose sono cambiate perché ad entrare a gamba tesa in uno degli aspetti più delicati dei rapporti tra poteri dello Stato è il suo amico Musk, il trumpiano per eccellenza, i cui rapporti da tempo Meloni sta coltivando, inseguita da Salvini che vorrebbe prendere il suo posto nei rapporti con il padrone di Tesla. Quella frase che arriva da Palazzo Chigi è il solito stratagemma di Meloni per stare a metà, essere presidente del Consiglio e quindi tra i garanti della sovranità dello Stato e del rispetto della Costituzione e nello stesso tempo dare ragione a Musk sui magistrati. E in effetti ciò che è uscito dalla porta sulla questione migranti è rientrato dalla finestra visto che nel decreto flussi è stata inserita una norma che toglie poteri ai giudici su questo tema spostandoli alla Corte di Appello. Per Mattarella è il secondo intervento forte che assume su azioni del governo Meloni che ledono i principi della Costituzione. Con una nota asciutta intervenne quando i poliziotti picchiarono gli studenti a Pisa, oggi ricordando la sovranità dello Stato.

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    Anna Bredice
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    Si è chiuso venerdì mattina al cimitero Monumentale il ciclo di eventi dedicati a Anna Kuliscioff, nel centenario della morte, avvenuta il 29 dicembre del 2025 a Milano. Una serie di iniziative che hanno puntellato l’anno appena terminato, e che si è concluso simbolicamente nel giorno del suo compleanno, il 9 gennaio. Medica, giornalista, rivoluzionaria socialista, femminista ante-litteram, la figura di Anna Kuliscioff ha lasciato un segno fortissimo nella cultura progressista italiana. Spinta da idee rivoluzionarie fin dalla giovinezza, Kuliscioff nella sua vita ha attraversato diverse correnti del rivoluzionarismo di quel tempo, dall’anarchismo bakuniano fino ad avvicinarsi, e portare avanti quelle idee per tutto il resto della sua vita, alla corrente cosiddetta del “riformismo socialista”, insieme al marito Filippo Turati. Una delle sua grandi battaglie fu quella per il voto alle donne. Fu fondamentale per il socialismo italiano e per il progresso della città di Milano. Walter Galbusera, presidente della Fondazione Kuliscioff, la ricorda così al microfono di Alessandro Braga.

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