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“Manifestate e siate liberi” disse Meloni ai giovani. Tre anni dopo è tutto il contrario

Manifestate e siate liberi

Nel discorso alla Camera per l’insediamento del suo Governo, Giorgia Meloni si rivolse ai giovani: “So che manifesterete contro di me, l’impegno giovanile è palestra di vita, proverò simpatia per voi perché quella è anche la mia storia”, e concludeva con un emozionato “Siate liberi!”.

Poco più di tre anni dopo, di decreto in decreto e con la scusa della sicurezza, i giovani e pure i vecchi ora sanno che se andranno in piazza contro il Governo saranno tutt’altro che liberi.

Potranno, ad esempio, essere multati per migliaia di euro se solo cambieranno in corsa l’itinerario del corteo, così la prossima volta gli passa la voglia di rifarlo. Potranno essere portati in questura e bloccati prima del corteo, se risulteranno “segnalati” in occasioni precedenti. Cosa si intenda per “segnalati”, è volutamente vago. Pare che il presidente Mattarella abbia imposto di aggiungere che per questo fermo preventivo ci vuole il vaglio di un pm. Peccato che con la separazione delle carriere il pm diventerà un organo di pura accusa, facilmente schiacciato sulla polizia giudiziaria.

Tutto si tiene, in un continuo rilancio propagandistico e, però, molto concreto. C’è un disegno illiberale che è sempre più chiaro, al quale aggiungiamo l’imminente riforma elettorale, con cui la Destra vuole agevolarsi una vittoria tale da scegliersi da sola il prossimo presidente della Repubblica. In questo quadro, l’indipendenza della magistratura appare un vero e proprio baluardo da difendere, per salvaguardare il bilanciamento dei poteri dello Stato.

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