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Arriva il decreto sicurezza. Fermo preventivo, Daspo, multe. Obiettivo: limitare il dissenso

Manifestazione Torino Ansa

Il governo ha approvato il decreto sicurezza. L’accelerazione dopo la manifestazione di Torino si è concretizzata nel Consiglio dei Ministri di oggi e, nonostante i paletti del Quirinale sui punti più palesemente incostituzionali, ne esce intatto l’impianto che ha come obiettivo limitare il dissenso. Dal fermo preventivo al Daspo, al cosiddetto scudo penale, nel testo entrano tutti i punti più controversi.

Il nuovo decreto sceglie una linea ancor più dura contro le manifestazioni di piazza. Arriva il Daspo, il divieto disposto dal questore di partecipare alle manifestazioni per chi ha condanne anche non definitive per reati ad esse legate e fino a 3 anni. E c’è il fermo preventivo fino a 12 ore. Riguarda chi porta oggetti atti ad offendere o che possono servire a travisarsi (sciarpe? cuffie?), chi ha precedenti penali, ma anche chi ha una semplice segnalazione di polizia, concetto molto vago che implica una sfera larga e discrezionale, che riguarda migliaia di attivisti ma anche semplici partecipanti. Non sono chiare le modalità in cui potrà avvenire il fermo. Solo poi può intervenire non un giudice, ma il pubblico ministero, ed eventualmente cancellare il fermo. E il pm è quel ruolo che si vuole separare dal resto della magistratura, avvicinandolo alla polizia giudiziaria, e per molti al potere politico.

La cauzione esce dalla porta ma rientra dalla finestra. Con multe salatissime per cortei non autorizzati o spontanei, fino a 20.000 euro, sanzione che esce così dal vaglio giudiziario per approdare sul piano amministrativo. Infine il cosiddetto scudo legale si concretizza in una sorta di corsia preferenziale nella valutazione dei casi di legittima difesa o uso legittimo delle armi, non solo per le forze di polizia ma per tutti. Le limature del Quirinale hanno smussato i punti palesemente incostituzionali, ma resta tutta la sostanza repressiva così come i dubbi di costituzionalità.

L’obiettivo, limitare il dissenso, esce chiaro dalle ambiguità e discrezionalità che rendono il decreto uno strumento politicamente pericoloso. Nel decreto, oltre alle norme sulla sicurezza, entrano anche altri punti destinati a far discutere. Dalle norme più restrittive per le armi da taglio, alle sanzioni per i genitori di minorenni, alle operazioni sotto copertura nelle carceri, al giro di vite sul diritto d’asilo e le espulsioni più facili.

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