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Majorino: “Ora il governo ci ascolti”

All’indomani della imponente manifestazione “Insieme senza muri” che ha attraversato le strade di Milano per chiedere inclusione e integrazione dei cittadini di origine straniera, l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino, promotore dell’iniziativa, è stato ospite a Radio Popolare nella trasmissione “Snooze”.

“A Milano il 20 maggio – ha detto Majorino – è successa una cosa abbastanza straordinaria, qualcosa che non era mai avvenuto prima in Italia. E’ importante sottolinearne l’importanza e farlo in maniera non retorica, ma per dire che si può fare, che si può costruire relazione, convivenza e, oggi addirittura, mobilitazione. E voglio sottolineare un aspetto: per la prima volta c’erano tantissimi cittadini delle comunità di Milano. Non solo i ragazzi dei centri profughi, ma pure i cinesi, i cingalesi, molti latinos. Questo vuol dire che c’è una città che, insieme a tanti milanesi autoctoni e più tradizionalmente presenti in questa metropoli, ha deciso di dire ‘andiamo avanti insieme’. E questa è la base di un cammino nuovo che abbiamo davanti, con più energie e più forza di prima”.

Come vanno tradotti in pratica questi segnali positivi da oggi in poi?

“Anzitutto bisogna insistere e sapere che i problemi sono ancora tutti qui, che abbiamo fatto una marcia, non abbiamo rivoluzionato il sistema di accoglienza e integrazione italiano. Bisogna stare con i piedi ben piantati per terra. Però ci sono alcune cose da fare. Intanto una battaglia politica e istituzionale per l’approvazione di una legge sulla cittadinanza, anche per dare una risposta politica a un pezzo di società italiana che scende in piazza a Milano come altrove. Poi bisogna mettere mano per la cancellazione della legge Bossi-Fini, come chiedono Emma Bonino e don Colmegna e tanti altri e tutti noi con loro. Perché dall’abolizione della Bossi-Fini può ripartire la ridefinizione complessiva delle politiche sull’immigrazione. Io poi credo anche che ci sia la questione di rivedere parti dei decreti del governo. Lo dicevo prima del 20 maggio, l’ho detto durante la marcia, lo ribadisco dopo, al di là di quanti fossero quelli con i cartelli contro i decreti e quanti no. La questione vera è che il governo dovrebbe oggi sedersi attorno a un tavolo con i soggetti che si occupano di accoglienza e decidere insieme a loro le strategie. O quanto meno ascoltarli. Altra cosa: non c’è nulla oggi sul piano degli strumenti operativi per fare bene le politiche di integrazione. E questa è una battaglia di sinistra. Lo dico anche a quelli che scendono in piazza con i cartelli ‘No Minniti-Orlando’: guardate che oggi, nei fatti, i decreti Minniti-Orlando ancora non sono in vigore e c’è una situazione nazionale micidiale. Con la loro applicazione si farebbero dei passi indietro e altri no. Il vero problema è tutto quello che non c’è nella strategia del governo. Questo è il punto politico. E poi non possiamo lasciare i ragazzi dei centri profughi a far nulla. Ci vogliono corsi di formazione, corsi di italiano, percorsi di sperimentazione lavorativa – e a Milano ne abbiamo fatti. Se vogliamo costruire processi di integrazione reale, dopo aver posto una grande questione di principi sui diritti, poi ci vogliono gli strumenti operativi perché il processo di integrazione possa compiersi”.

Ascolta qui l’intervista integrale a Pierfrancesco Majorino

majorino snooze 22 maggio

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    Pubblica - 14-01-2026

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    Europa: basta partnership con Israele

    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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