Dazi, la furia di Trump dopo la bocciatura della Corte Suprema

Che cosa ha detto Trump?
Il presidente si è detto “assolutamente imbarazzato, pieno di vergogna” per la decisione dei giudici. Dopo essersi congratulato con i tre conservatori che hanno votato a suo favore, ha lanciato un attacco senza precedenti contro i magistrati, dicendo che sono mossi da paura e da interessi stranieri. Ha accusato i democratici, ha detto che ora ballano per le strade e che sono la rovina del paese. Ha rivendicato la bontà per l’economia di queste tariffe, che in un anno avrebbero rimesso in piedi l’economia americana. Ha detto che le tariffe e i dazi, gli hanno permesso di risolvere cinque delle otto guerre che lui avrebbe risolto. Infine, ha detto che non farà marcia indietro e che continuerà a imporre i dazi, non si capisce in che modo.
Che cosa dice la sentenza della Corte Suprema?
Le giustificazioni fornite dall’amministrazione sono carenti. Questo dice la maggioranza dei giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha bocciato, sei contro tre, uno dei pilastri non solo della strategia economica, ma della politica dell’amministrazione. Trump si è servito di una norma del 1977, l’International Emergency Economic Powers Act per imporre i dazi. La legge dà al presidente degli Stati Uniti il potere di adottare determinate misure in risposta a un’emergenza nazionale, che comporti un rischio per, “la sicurezza nazionale, la politica estera o l’economia degli Stati Uniti”. I presidenti del passato si erano basati su tale formulazione per imporre sanzioni o embarghi, ma non per imporre dazi. Trump invece ha designato come emergenza il deficit commerciale degli Stati Uniti e lo stato dell’industria americana per imporre tariffe sulle merci importate da oltre 100 paesi. La Corte ha appunto stabilito che la giustificazione per cui Trump ha invocato questi poteri emergenziali è appunto carente, e che il potere di stabilire i dazi, come riconosciuto dalla Costituzione, resta prerogativa del Congresso. Non è solo un colpo alla strategia economica, è un colpo duro a quell’allargamento dei poteri dell’esecutivo che Trump ha attuato e che ora gli viene bocciato anche dai giudici conservatori, che sinora avevano mostrato una particolare disponibilità a piegarsi alle scelte e alla volontà di Trump.
Cosa succederà adesso?
Da un lato, l’amministrazione potrebbe cercare di mantenere in vigore gli accordi bilaterali speciali stipulati per esempio con paesi come il Regno Unito. C’è poi la Sezione 122 del Trade Act del 1974, che consente al presidente di imporre dazi fino al 15% per un massimo di 150 giorni per affrontare i problemi della bilancia dei pagamenti. Tuttavia, per estendere queste imposte oltre la scadenza dei 150 giorni, è necessaria l’approvazione del Congresso. Ma c’è anche lo spettro, possibile, della richiesta di rimborsi da parte di coloro che si sono sentiti danneggiati dalle tariffe. Secondo una stima, se il Tesoro fosse costretto a emettere rimborsi, il costo ammonterebbe a circa 120 miliardi di dollari, pari allo 0,5% del prodotto interno lordo. E infatti il giudice Brett M. Kavanaugh, che ha votato contro la sentenza, è stato l’unico giudice a menzionare la procedura di rimborso, avvertendo che questa sarebbe un “vero pasticcio”.
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