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La storia di Rogoredo ci dice che lo scudo penale ai poliziotti sarebbe una sciagura

20 febbraio 2026|Roberto Maggioni
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Le indagini sulla morte di Abderrhaim Mansouri ci dicono che lo scudo penale che la maggioranza di governo vorrebbe mettere a polizia e carabinieri sarebbe una sciagura e che in uno Stato di diritto non possono esserci occultamenti a priori quando sono coinvolti in fatti di sangue e scontri violenti. Le indagini servono a tutti: agli agenti, alle istituzioni, alle vittime. La destra ha trasformato in un far west questi semplici concetti. Lo ha fatto anche negli ultimi due casi milanesi, quelli di Ramy Elgaml e di Abderrhaim Mansouri. In entrambe le indagini hanno smontato i tentativi di depistaggio e insabbiamento fatti dai poliziotti coinvolti nei due casi. Il campione del mondo della teoria che “la difesa è sempre legittima” e dello scudo penale per polizia e carabinieri è Matteo Salvini, che oggi sul caso di Rogoredo è stato quasi costretto a chiedere scusa. Quasi, perché le scuse vere per quanto detto, a cadavere ancora caldo, siamo convinti non arriveranno mai. Quindici minuti dopo il primo lancio d’agenzia che dava conto della sparatoria a Rogoredo Salvini sentenziava dicendo: “Sono dalla parte del poliziotto senza se e senza ma”. Poco dopo gli faceva eco il capogruppo di Fratelli D’Italia Galeazzo Bignami: “Esprimiamo vicinanza al poliziotto coinvolto”. Visto come si stanno mettendo le indagini, nelle prossime ore dal Governo diranno probabilmente “chi sbaglia paga” riferendosi all’agente che ha sparato. Ma per scoprire chi sbaglia bisogna indagare, non mettere scudi penali.

 

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