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La Francia vira a destra, ma i premi musicali più prestigiosi vanno ad artiste donne africane

20 febbraio 2026|Marcello Lorrai
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Theodora

Les Victoires de la Musique possono essere considerate l’equivalente su scala francese dei Grammy Awards statunitensi. Sono nate nel 1985 e inizialmente premiavano la cosiddetta musique de variétés – cioè la musica leggera, pop, rock, elettronica, eccetera – assieme alla musica classica e al jazz; nel ‘94 poi musica classica e jazz sono stati separati dall’insieme delle Victoires de la Musique, e infine dal 2002 il jazz ha avuto delle Victoires per conto proprio.

Le Victoires che fanno più notizia sono naturalmente quelle assegnate alla musique de variétés: la cerimonia della 41ª edizione delle Victoires si è tenuta venerdì 13 febbraio a La Seine Musicale, una moderna sala a Boulogne-Billancourt, nell’immediata banlieue parigina, ed è stata trasmessa in diretta su France 2 e su Radio France Inter. I premi sono attribuiti da un collegio composto da alcune centinaia di votanti fra cantanti, musicisti, autori, compositori e professionisti a vario titolo dell’ambito della musica; ma nel nuovo millennio è stato dato spazio anche al voto popolare, che, espresso attraverso internet, decide i vincitori per alcune categorie.

L’edizione 2026 delle Victoires si distingue per risultati che appaiono come qualcosa di più della semplice indicazione degli artisti di maggiore successo sulla scena d’oltralpe, e che, se si considera la musica come indicativa di movimenti profondi e dell’umore delle giovani generazioni, è interessante vedere sullo sfondo di una Francia in crisi e su cui incombe il pericolo dell’estrema destra. In un commento nella sua edizione online, Le Figaro osserva prudentemente che questa edizione delle Victoires è stata sotto il segno delle donne: artista donna dell’anno è Charlotte Cardin, canadese, ex modella da alcuni anni a Parigi; ma chi sbanca è Theodora, cinque nomination e quattro vittorie: Rivelazione femminile, Rivelazione dal vivo, Album dell’anno e Creazione audiovisiva dell’anno, cioè quattro delle nove categorie considerate principali. Ma il quotidiano conservatore glissa sull’aspetto peraltro ben noto a tutti: Theodora è franco-congolese, è una donna nera.

Nella sua analisi dei premi, il sito 1001dj.com parla dell’album di Theodora come emblematico di una delle tendenze forti rivelate dai premi, quella all’ibridazione stilistica: “i lavori premiati non si accontentano più di un solo genere musicale”, e l’album di Theodora mescola sonorità diverse, dalla musica antillana al rap al pop, all’amapiano alla dancehall. Oltre che nella forte presenza femminile e nell’ibridazione, il sito sintetizza i risultati in: valorizzazione di una nuova generazione, immagine e narrazione audiovisiva come fattori chiave, traiettorie di carriera rapide e con una varietà di profili diversi. In un suo articolo prima della assegnazione dei premi, basato sulle nomination, il sito afrik.com saluta la crescente influenza della musica africana in Francia: “artisti franco-africani, estetiche afro-discendenti, immaginari transnazionali…

Quello che a lungo è stato relegato ai margini è ormai al centro del paesaggio francese”. Afrik.com si riferisce naturalmente a Theodora, così come a Disiz, di origine senegalese, alla star algerina DJ Snake, e ad Aya Nakamura, artista nata a Bamako, in Mali, e da anni di grande successo in Francia, tra le nomination delle Victoires: “il suo pop mondializzato, nutrito di riferimenti africani, emancipato dai codici tradizionali della canzone francese, ma pienamente integrato alla sua industria (…) non è più percepito come periferico, ma come strutturante”. Scrive 1001dj.com che le Victoires “agiscono oggi come un osservatorio culturale: disegnano delle tendenze, traducono delle evoluzioni della società e permettono di anticipare la direzione che prenderà la musica in Francia”: e, speriamo noi, magari non solo la musica.

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