Decreto sicurezza e referendum, tutti i problemi nella maggioranza

Prima o poi, magari oggi, chissà, diventerà operativo, ma che strano. Era urgentissimo, l’ultimo decreto sicurezza. Il Governo aveva agito con lo strumento più veloce a disposizione perché aveva annunciato di voler impartire un duro colpo ai violenti nelle piazze e ai migranti clandestini. La propaganda della destra impazzava, dopo i fatti di Torino, e si innestava su una campagna elettorale per il referendum sulla magistratura che si innerva, a destra, delle polemiche contro i giudici accusati di mettere i bastoni tra le ruote sulla lotta ai violenti e all’immigrazione. Sono passati quindici giorni da quel decreto che prevede fermi preventivi e blocchi navali. E il decreto non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Problemi di copertura economica per qualche decina di milioni la scusa formale, “ma li abbiamo risolti e abbiamo passato il testo alla ragioneria di Stato” dice palazzo Chigi. Ieri, però, il portavoce di Forza Italia si è lasciato sfuggire che ci sarebbero problemi di costituzionalità. “Il blocco navale è una misura militare e stabilire che una nave con dei migranti a bordo vada contro la sicurezza nazionale è difficile” afferma, ad esempio, Enrico Borghi del Copasir. Per non parlare del fermo preventivo su cui sarebbe già intervenuto il Quirinale. È evidente, poi, che i problemi di copertura e i problemi di costituzionalità sottendano problemi politici nella maggioranza. Forza Italia ha cantato e il partito di Berlusconi è quello più in sofferenza. Non tanto per il decreto in sé, Forza Italia ha fatto e ingoiato di tutto, ma per lo spostamento a destra dell’asse del Governo. Il fattore Vannacci, la crisi della Lega, sono elementi di destabilizzazione per la maggioranza. Ieri Meloni ha cercato di vestire una maschera più moderata sul referendum. Ma la corsa a destra è destinata a non fermarsi.
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