Ecco il Board di Donald Trump. Affari, potere e molte incognite

“In termini di potere e prestigio non c’è mai stato nulla di simile”. Lo ha detto Donald Trump, nella prima riunione del suo Board of Peace a Washington. Circondato dai membri della sua amministrazione, esaltando continuamente i suoi successi, a Gaza e altrove, Trump ha affermato che “la guerra a Gaza è finita”, ignorando quindi le continue violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele e il fatto che Hamas non sembra al momento davvero intenzionata a deporre le armi. Trump ha oggi promesso che gli Stati Uniti verseranno 10 miliardi di dollari per finanziare il Board. Kazakistan, Azerbaigian, Marocco, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, Uzbekistan, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti contribuiranno con altri 7 miliardi circa di dollari. Le truppe, che alla fine comprenderanno fino a 12.000 poliziotti e 20.000 soldati della Forza Internazionale di Stabilizzazione, saranno distribuite in cinque settori e dispiegate inizialmente a Rafah. Trump ha detto che il suo Board intende collaborare “molto strettamente” con le Nazioni Unite in futuro, ma ha anche assunto un tono piuttosto aggressivo nei confronti dell’ONU, spiegando che il Board veglierà molto strettamente sulle Nazioni Unite, per assicurarsi che funzionino correttamente. Non sono mancati toni polemici verso chi non ha voluto entrare nel Board: “Alcuni Paesi stanno giocando a nascondino”, ha detto il presidente. In generale, ancora una volta, più che cose concrete, sono emersi dubbi e incognite. I dieci miliardi che Trump promette non sono stati richiesti da nessuna parte. Il loro stanziamento lo deve votare, ovviamente, il Congresso. E poi permangono tutte le incognite sulle strutture di finanziamento e governance, che restano sostanzialmente legate al volere di Donald Trump.
Il giornale britannico The Guardian ha potuto visionare documenti che girano tra i funzionari del Board of Peace, e che prevedono la costruzione di una base militare a Gaza. 1400 metri quadrati, protetti dal filo spinato, circondati da 26 torri di guardia blindate, con un poligono di tiro per armi leggere, una rete di bunker e un magazzino per l’equipaggiamento militare. La base, che dovrebbe ospitare 5 mila soldati, sarà il centro operativo della futura Forza di Stabilizzazione Internazionale che, secondo il progetto votato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dovrebbe gestire la sicurezza nella Striscia e addestrare le future forze di polizia palestinesi. L’area scelta per la base sarebbe una zona desertica nel Sud di Gaza, che i rappresentanti delle aziende appaltatrici del progetto avrebbero già visitato. Restano molte incognite. Non è chiaro chi sia il proprietario del terreno su cui dovrebbe sorgere il complesso. Non è chiaro quali sarebbero le regole di ingaggio di questa Forza militare, nel caso di nuovi bombardamenti da parte di Israele o attacchi di Hamas. Non è chiaro quali Paesi vi parteciperanno. Soprattutto, c’è un tema di carattere giuridico di enorme portata. Chi ha dato agli Stati Uniti il diritto di costruire a Gaza una base militare. Senza una qualche legittimazione giuridica internazionale, la base rischia di essere quello che molti palestinesi già dicono essere. Un atto di occupazione militare.
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