Luigi Ciotti: “Vogliono liberarsi di una magistratura che non può più essere addomesticata da altri poteri”

Luigi Ciotti, presidente di Libera, sta preparando la prossima giornata del 21 marzo, la Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. La giornata nazionale si svolgerà quest’anno a Torino. Ma don Ciotti, in questi giorni che ci separano dal referendum, sente anche l’urgenza di far sentire da che parte sta. Raffaele Liguori lo ha raggiunto al telefono per Pubblica.
C’è – e mi inquieta molto – la volontà di cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, in particolare laddove disegna il delicato equilibrio fra i poteri dello stato e Costituzione, che è la spina dorsale della nostra democrazia, messa di nuovo in discussione. Più che riformare la Costituzione sarebbe opportuno impegnarsi ad applicarla, rispettarla fino in fondo. Mi sembra, però, che oggi l’obiettivo vero, che si nasconde dietro a tutto questo grande fumo, è liberarsi di una magistratura che non può più essere addomesticata da altri poteri. E lo si persegue smantellando degli istituti nevralgici, quali il Consiglio superiore della magistratura e lo status del pubblico ministero.
Perché mettere mano alla Costituzione sembra sempre più facile che attuarla?
Sotto sotto mi sembra che ci sia la volontà di liberarsi, diciamocelo in italiano, di quei magistrati che si sono occupati di immigrazione, ad esempio. Lo vediamo: pubblici ministeri che hanno indagato uomini delle istituzioni o potenti imprenditori. Insomma, parte tutto da lì. Un intento punitivo del tutto ingiustificato, che la storia degli ultimi ottant’anni ci ha detto, ci dice, che al di là dei singoli errori giudiziari che sono stati fatti, anche drammatici, la magistratura nel suo insieme ha sempre agito per il bene comune e per i diritti dei cittadini. C’è anche chi ha pagato con la propria vita questa coerenza e questo impegno.
Il rapporto tra politica e magistratura. Gli esponenti della destra lo raccontano come uno scontro tra politici e toghe. I magistrati sono visti, inoltre, come controllori dei cittadini.
E’ una falsità, una grande falsità. Una falsità che noi dobbiamo nei fatti dimostrare, perché i fatti parlano. Devo dire che mi hanno fatto piacere le parole del presidente Mattarella che, come sempre, hanno brillato di saggezza, per equilibrio, quando ha detto che la magistratura non è esente da critiche, ma neppure lo sono gli altri organi dello Stato. Io credo anche che si possa dire che lo stesso richiamo all’ascolto e al rispetto, nella coscienza dei propri limiti, tocca anche a noi – come cittadini, associazioni, movimenti – prendere coscienza di tutto questo. Questa è una riforma che punta ad avere una magistratura più timida, più burocratica, più impaurita del condizionamento politico che vuole metterla sotto.
Don Ciotti, hai detto che nel Paese c’è “una stanchezza democratica”. Quanto pesa su questa stanchezza il clima bellico che sta attorno a noi e che aumenta giorno dopo giorno?
Pesa moltissimo e tra l’altro con questo clima c’è chi ne approfitta dicendo che bisogna andare in deroga. Ecco: la nuova parola è «in deroga». C’è conflitto, bisogna investire in altre direzioni, ci sono meno mezzi , meno strumenti. Andare “in deroga” vuol dire fare altre scelte: il ricorso agli armamenti, si fanno altri investimenti e in questo clima di fragilità, di smarrimento, di fatica, anche di sofferenza, c’è chi se ne approfitta di tutto questo. La cosa che posso dire è che chi soffia sulle paure della gente predica repressione e reclusione. Chi invece ha a cuore il benessere di tutti pratica la prevenzione e l’inclusione. Abbiamo visto anche dei provvedimenti nel nostro Paese che vanno esattamente nella direzione opposta a quella in cui dovrebbero andare. Quindi dobbiamo dire “no” anche a un minore stato sociale, perché a un minore stato sociale corrisponde un maggiore stato penale. E’ una scelta che colpisse soprattutto, l’abbiamo visto, gli esclusi e tutto questo alimenta le disuguaglianze, le discriminazioni. Pensiamo ai problemi dei detenuti, delle carceri, dei poveri, dei migranti, degli ultimi: ci pongono una grande riflessione, ci chiedono una maggiore attenzione da parte di tutti noi. Noi non possiamo accontentarci di conservare l’esistente e dobbiamo anche non perdere il coraggio, anche noi, dell’autocritica e guardarsi dentro per guardare più lontano. Dobbiamo sconfiggere una sorta di indifferenza che si respira e che è il grande ostacolo veramente al cambiamento.
Quella securitaria è sempre una scorciatoia pericolosa, ed è quella che il governo Meloni sta perseguendo, soprattutto nella restrizione delle possibilità di manifestare il dissenso e di poterlo fare liberamente nelle piazze.
Questo fa parte di un disegno molto più ampio che va a togliere questi spazi di libertà, di democrazia. C’è una volontà molto precisa che noi tocchiamo con mano.
Continua la lettura


