È morto Umberto Bossi. Autonomista, secessionista, federalista: un populista ante litteram

Che sia stato un protagonista indiscusso della politica italiana per decenni, è un dato di fatto, oggettivo. Che lo sia stato, come si dice spesso in questi casi (quando uno muore) nel bene e nel male, è opinabile. Umberto Bossi ha avuto, sì, un ruolo centrale, secondo forse solo a Silvio Berlusconi, nella lunga transizione che ha portato l’Italia a abbandonare la prima Repubblica per traghettarla nella seconda. Naturalmente animale politico, con un fiuto innato nel capire cosa l’elettorato voleva in quel momento sentirsi dire, è stato capace di entrare in sintonia coi sentimenti più bassi e istintuali degli italiani, scossi da Tangentopoli. Un populista ante litteram, si potrebbe dire. E proprio su questa sua capacità ha costruito la sua fortuna politica. Una giovinezza di pseudo-sinistra, a folgorarlo sulla via di Gemonio è stato l’incontro con l’autonomismo che covava nella popolazione del Nord, il Grande Nord, come amava definirlo, vessato (chissà quanto davvero) da Roma ladrona. Da lì l’inizio della sua scalata: l’elezione al Senato nel 1987, che gli valse il soprannome, mai perso, di Senatur. Porta in Parlamento un modo ruspante, verace, dicono i suoi sostenitori, di fare politica tanto distante da chi lo aveva preceduto. La trovata geniale quando mette insieme i vari movimenti autonomisti nella Lega Nord, sotto il simbolo di Alberto da Giussano. Il guerriero con lo spadone raccoglie consensi, e diventa ago della bilancia nei primi governi del post Tangentopoli. Si allea con Silvio Berlusconi, che, però, molla dopo poco, bollandolo come “il mafioso di Arcore”. Ma il suo futuro non può che essere insieme al centrodestra a trazione berlusconiana. Nel 2004 l’ictus che lo colpisce non ferma la sua capacità politica. Che però, pochi anni dopo, subisce uno stop per gli scandali che lo travolgono, insieme al suo cerchio magico. Da lì, col passaggio della sua creatura a Roberto Maroni prima, a Matteo Salvini poi, la sua influenza cala sempre più. Negli ultimi anni viene “imbalsamato” nel ruolo di grande Vate del Nord, ufficialmente osannato, difficilmente ascoltato. Cosa resterà ora della sua eredità, sarà tutto da vedere.
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