L’omicidio di un attivista di destra scatena lo scontro politico in Francia

Un trauma cranico maggiore e una frattura del lobo temporale della scatola cranica hanno causato la morte di Quentin Deranque, ventitreenne, militante della destra nazionale identitaria francese.
Le conclusioni dell’autopsia, rese note dal procuratore di Lione, incaricato dell’inchiesta, insieme ai primi elementi materiali, tra cui le immagini del pestaggio del giovane militante nazionalista, comunicati oggi alle 16 nella conferenza stampa della procura, descrivono la violenza cieca ed estrema di quello che molti media francesi, anche di sinistra, definiscono un linciaggio.
Il trauma e la frattura mortali sono stati causati da numerosi colpi alla testa, soprattutto calci, molti dei quali sulla vittima già a terra, portati da almeno sei diversi individui. Un accanimento che, sommato alla gravità mortale delle lesioni, ha portato la procura a riqualificare il delitto di violenze volontarie, avendo portato alla morte, in crimine di omicidio volontario, aggravato dall’associazione a delinquere e dal fatto che gli assalitori fossero tutti, chi più chi meno, incappucciati a fini di dissimulazione dell’identità.
E se la procura conferma il contesto di scontro tra militanti della destra identitaria e della sinistra radicale a margine di una conferenza alla facoltà di Scienze Politiche di Lione della deputata europea Rima Hassan, de La France Insoumise, resta per ora prudente sul profilo, l’appartenenza e l’identità degli aggressori. Contrariamente al ministro della Giustizia Darmanin, che ha reagito a caldo dichiarando «l’ultra sinistra uccide», o a quello dell’Interno Nuñez, secondo cui c’è l’opera della sinistra dietro i fatti di Lione.
Ventitreenne, militante nazionale identitario di fede cattolica integralista, Quentin Deranque è immediatamente diventato martire e bandiera dell’estrema destra francese, che denuncia la violenza omicida dei collettivi antifascisti chiedendo che siano ormai qualificati come terroristi, come i gruppi jihadisti. La stessa volontà di criminalizzare la sinistra radicale già vista oltre oceano tra le file trumpiste dopo l’uccisione del profeta digitale ultraconservatore Charlie Kirk nel settembre scorso.
Al di là degli opportunismi politici e delle iperboli ideologiche, resta la deflagrazione della violenza e della morte che infiamma un clima politico già incandescente e polarizzato in Francia, in piena campagna elettorale per le municipali di marzo, prova generale delle presidenziali dell’anno prossimo. E se il quotidiano storico della destra ‘Le Figaro’ parla di Quentin Deranque come di un martire della libertà, ‘Libération’, il quotidiano di riferimento della Gauche, non può fare a meno di denunciare la violenza politica fino all’omicidio.
Al centro delle polemiche e degli attacchi la sinistra radicale di Mélenchon, vicina ai collettivi antifascisti e che rivendica la conflittualizzazione del dibattito di fronte a un’estrema destra sempre più arrembante, ormai egemone nel campo conservatore.
Una Gauche radicale con una base sociale ed elettorale consolidata, ma sempre più stigmatizzata e isolata sulla scena politica anche a sinistra, dove ormai sembra definitivamente morta o quasi l’alleanza unitaria del nuovo fronte popolare che aveva vinto di un soffio le elezioni legislative anticipate di un anno e mezzo fa.
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