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L’Italia aderisce al Board of Peace. Giorgia Meloni rimane attaccata al carro di Donald Trump

16 febbraio 2026|Michele Migone
Giorgia Meloni

L’accelerazione impressa da Giorgia Meloni sul Board of Peace è stata dettata dalla volontà di rimanere attaccata al carro di Donald Trump in un momento in cui – con la conferenza di Monaco – è diventato sempre più chiaro quanto sia profondo il solco tra gli Stati Uniti e gli europei, specialmente dopo che il cancelliere Merz, che aveva fatto asse con lei al vertice belga del giorno prima, venerdì scorso ha detto con forza che rifiuta la cultura MAGA per l’Europa. Non solo. L’obiettivo di Meloni è di essere il punto di riferimento di Trump nella UE, ma, dopo gli entusiasmi iniziali per lei, ora l’amministrazione americana, visto la politica ambigua di Roma, sembra privilegiare al suo posto altri interlocutori, come Viktor Orban, omaggiato da una visita del segretario di Stato Marco Rubio, e i tedeschi dell’AFD. Giorgia Meloni vuole quindi recuperare terreno. Da qui la decisione quasi improvvisa di aderire al Board of Peace, dopo che in un primo momento, consigliata o indirizzata dal Quirinale, aveva declinato l’invito a farlo. Per aggirare l’ostacolo della Costituzione italiana, Giorgia Meloni ha annunciato che giovedì per la cerimonia inaugurale del Board, l’Italia sarà presente come osservatore e non come membro effettivo. E’ la stessa posizione di Cipro e Grecia. Anche l’UE sarà lì con la stessa veste. Tutti gli altri maggiori Paesi europei e la Gran Bretagna non ci saranno. Meloni ha fatto girare ad arte l’ipotesi che avrebbe fatto sponda con Friedrich Merz, ma il cancelliere tedesco non prenderà l’aereo per gli Stati Uniti. La presidente del Consiglio potrebbe essere quindi l’unico leader europeo – insieme a Orban, che ha aderito come membro effettivo – a partecipare. Un passo importante. Deve decidere se farlo. Ma, al di là della sua presenza fisica, la realtà è che l’Italia ci sarà, mentre l’asse Parigi-Berlino-Londra, sarà assente. Per dare legittimità a questa scelta, in fretta e furia, per domani, sono state messe all’ordine del giorno le comunicazioni in Senato del ministro degli esteri Tajani. La maggioranza voterà una mozione. L’opposizione accusa il Governo di violare la Costituzione.

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