L’obiettivo dell’Iran: la sopravvivenza della Repubblica Islamica

Ali Larijani, il capo del potente Consiglio Iraniano per la Sicurezza Nazionale, ha detto che Tehran si difenderà fino alla fine. Sembra la risposta a una delle tante dichiarazioni fatte da Trump in questi giorni, quella su un possibile negoziato dopo la morte della guida suprema Ali Khamenei.
Teheran non avrebbe quindi intenzione di riaprire le comunicazioni con gli Stati Uniti. In fondo sia oggi sia lo scorso giugno l’attacco israelo-americano è arrivato sostanzialmente a trattative in corso. E poi non dimentichiamo mai una cosa. Per l’Iran la vittoria è la sopravvivenza della Repubblica Islamica. Non è un caso che la sua rete di alleanze regionali, ormai fortemente indebolita, si sia sempre chamata Asse della Resistenza. Resistenza al nemico americano ma anche al nemico israeliano.
Non sappiamo fino a quando gli iraniani saranno in grado di difendersi, di resistere. E difendersi vuol dire respingere una parte degli attacchi che stanno colpendo tutto il paese, e lanciare droni e missili su Israele e sugli interessi americani in Medio Oriente. Gli attacchi sui paesi del Golfo sono proseguiti anche oggi, a tal punto da forzare la chiusura di una grossa raffineria in Arabia Saudita e la sospensione della produzione di gas naturale liquefatto in Qatar.
Teheran aveva avvisato i paesi arabi alleati degli Stati Uniti che sarebbero stati obiettivo dei suoi attacchi. Ed è quello che sta succedendo. L’obiettivo dell’Iran è quindi la sopravvivenza della Repubblica Islamica. E per fare questo sta mettendo in campo i piani preparati nei mesi scorsi dopo la guerra dei 12 giorni del giungo 2025. Da qui, come recita la costituzione, la creazione di un triumvirato che guiderà la transizione fino alla nomina di una nuova guida suprema al posto di Ali Khamenei ucciso sabato scorso. Nel triumvirato ci sono il presidente Pzeshkian, il capo della magistratura Ejei, l’Ayatollah Alireza Arafi. Sempre secondo la costituzione l’Assemblea degli Esperti dovrà ora scegliere appunto la nuova guida suprema.
Impossibile prevedere in quale direzione porteranno il paese questi nuovi leader, tra i quali dobbiamo considerare sicurmente anche il capo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale Larijani, che abbiamo citato all’inizio. Ma salvo colpi di scena è probabile che la linea rimanga sempre la stessa, in fondo quella indicata dallo stesso Khamenei: resistere ai nemici esterni, Stati Uniti e Israele, e colpire il più possibile i loro interessi. Come la rinuncia in toto al programma nucleare era vista come una sconfitta sul piano esistenziale – e in fondo la guerra è partita da lì – adesso la resa verrebbe vissuta dal regime allo stesso modo, un tradimento alla sua stessa natura. Meglio combattere fino alla fine, come ha detto Larijaini. E ancora una volta è esattamente quello che sta succedendo.
I Guardiani della Rivoluzionne, l’elite militare iraniana, hanno anche lanciato un monito alla popolazione, in buona parte sappiamo ormai contro il sistema, intimandole di non scendere in piazza a manifestare. Il piano interno e quello esterno stanno insieme, con l’unico obiettivo di rimanere in vita, costi quel che costi. Ma per quello che è successo a gennaio – la dura repressione della piazza con tantissimi morti – e quello che vediamo oggi – la guerra aperta – la tendenza è chiara e la vita della Repubblica Islamica non sarà in alcun modo infinita.
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